12-dicembre-1969

Il 12 dicembre 1969: la Strage di piazza Fontana

Il 12 dicembre 1969, alle ore 16:37, una bomba confezionata con 7 kg di gentilite esplode nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, a Milano. Una strage che costò 17 morti e 88 feriti.

Il 12 dicembre 1969 iniziò per l’Italia una sorta di oscuro, lento: incominciava cioè la strategia della tensione. Come si tende a fare con i brutti ricordi, si parla poco di quei fatti, ma la strategia della tensione, fatta di bombe nelle banche, di stragi di civili sui treni e nei comizi sindacali, appartiene alla nostra storia recente, e la conoscenza storica può aiutare a non essere più vittime di certe logiche politiche e di potere.

Alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana la chiusura è stata posticipata di mezz’ora, come solitamente avviene in occasione della borsa-mercato degli operatori dell’agricoltura. Nell’edificio sono presenti in sessanta, tra personale e utenti, diversi seduti intorno al tavolo ottagonale sito al centro della sala principale.

 Sotto quel tavolo, poco prima, una mano assassina ha nascosto una borsa nera con dentro 7 chili di gelignite (un potente esplosivo utilizzato nelle cave) e un timer impostato sulle 16.37. All’ora esatta un boato scuote la città e una pioggia di schegge di vetro investe decine di passanti.

Dentro la banca si materializza l’inferno: al posto del tavolo si è aperta una voragine e tutto intorno è un insieme confuso di marmi, vetri, documenti e corpi straziati. Muoiono sul colpo dodici persone a cui, nelle ore successive, se ne aggiungeranno altre cinque, mentre sono 86 i feriti.

Su questa strage sono stati celebrati dieci processi, con depistaggi, fughe all’estero di imputati, latitanze più che decennali, condanne, assoluzioni. Fino alla definitiva assoluzione dei presunti esecutori: Delfo Zorzi, Giancarlo Rognoni e Carlo Maria Maggi.