14-dicembre-2005

Il 14 dicembre 1995; fine della guerra in Bosnia ed Erzegovina

Il 14 dicembre 1995 vengono firmati gli accordi di Dayton per porre la parola fine alle sanguinose guerre civili jugoslave, decretando la dissoluzione della Jugoslavia e la nascita degli stati indipendenti di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Montenegro (queste ultime due unite nella Federazione jugoslava, fino alla definitiva separazione nel 2006).

Nello specifico, l’accordo, formalizzato a Parigi, sanciva l’intangibilità delle frontiere, e prevedeva la creazione di due entità interne allo Stato di Bosnia Erzegovina: la Federazione Croato-Musulmana  e la Repubblica Serba. L’accordo prevedeva anche il passaggio, o meglio il ritorno, della Slavenia Orientale alla Croazia, appartenente fino alla fine della guerra alla Serbia.    

Altra voce importante era la possibilità dei profughi di fare ritorno presso i propri paesi di origine. Vengono facilitate e privilegiate anche le possibilità di cooperazione tra gli stati che hanno sottoscritto l’accordo.

Dopo l’accordo di Dayton, la NATO compose una Forza di Attuazione (IFOR) in Bosnia. Essa fu distribuita al fine di far rispettare la pace, e garantire aiuto umanitario e politico, la ricostruzione, fornendo supporto per i civili sfollati per tornare alle loro case, la raccolta di armi, mine e ordigni inesplosi.

L’UNHCR ha dichiarato che il conflitto in Bosnia ha costretto più di 2,2 milioni di persone a fuggire dalle loro case, diventando così il più grande spostamento di persone in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale.    

La pagina più terribile della violenza di tale conflitto fu scritta con il massacro di Srebrenica, dove vennero uccisi oltre 8000 musulmani bosgnacchi. Nel genocidio perpetrato a Srebrenica vennero creati campi di concentramento per non-serbi e furono distrutti i luoghi di culto musulmani. Tragico anche l’assedio della città di Sarajevo, in cui morirono 10mila persone.     

Nonostante la firma degli accordi di Dayton, lo scenario balcanico rimase precario, al punto che un anno dopo scoppiò un violento conflitto in Kosovo, provincia della Serbia cui il presidente Milosevic aveva revocato lo status di autonomia, conclusosi nel 1999 con il riconoscimento dell’autonomia kosovara (trasformata in indipendenza nel febbraio 2008) e l’arresto dello stesso Milosevic per crimini contro l’umanità.