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Il 14 ottobre 1980, a Torino, la “marcia dei quarantamila

Il 14 ottobre del 1980, migliaia di impiegati, quadri e dirigenti della Fiat sfilarono per le vie di Torino contro i sindacati, e fu un fatto storico per vari motivi. Da corso Massimo d’Azeglio, all’altezza di via Petrarca, parti un corteo, composto secondo La Stampa da trentamila persone e secondo altre fonti da quarantamila.

C’era “l’altra faccia di Torino”, cioè i quadri e gli impiegati della fabbrica. Tra i manifestanti che attraversarono silenziosamente la città si leggevano cartelli come “Vogliamo la trattativa, non la morte della Fiat”, e “No al sindacato padrone”.

In quel periodo la Fiat era in una situazione complicata. Da un lato, dopo anni di crescita, il settore dell’automobile soffriva di una riduzione della domanda, cosa che stava causando perdite economiche rilevanti per l’azienda; dall’altro, il sindacato dei metalmeccanici si rifiutava categoricamente di accettare le condizioni poste dai dirigenti per superare la crisi.

La “marcia dei quarantamila”, come sarebbe stata definita in seguito, è un evento che è stato poi caricato di significati che vanno oltre la specifica vertenza del 1980. In un certo senso è diventata il simbolo di un pezzo di storia d’Italia che è venuto dopo quel 14 ottobre, cioè gli anni Ottanta del “riflusso” e il progressivo indebolimento del sindacato all’interno delle fabbriche.

La “marcia dei quarantamila” è considerata dagli esperti e dagli storici come un punto di svolta nelle relazioni industriali, ma anche come il primo passaggio di un percorso che avrebbe portato a una profonda trasformazione nella società: gli operai, da quell’episodio in poi, cominciarono progressivamente a perdere il loro peso e il loro ruolo di motore delle trasformazioni sociali.