16-settembre-2005

Il 16 settembre 2005, arrestato il boss Paolo Di Lauro

Il 16 settembre 2005 alle 6.45, fu arrestato a Secondigliano nell’hinterland di Napoli il boss della camorra Paolo Di Lauro. Appartenente alla famiglia mafiosa che deteneva sino ad un anno fa il controllo delle operazioni criminali e contro la quale era insorto il clan degli scissionisti.

La lotta tra le due gang è all’origine della faida mafiosa che negli ultimi mesi ha insanguinato la città di Napoli. Con Di Lauro è stata arrestata anche una donna, Fortuna Liguori, 40 anni.

Il blitz che ha portato all’arresto di Paolo Di Lauro è scattato poco dopo le sei di mattina. Una ventina di Carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale) hanno circondato l’edificio situato “in mezzo all’arco”, la stradina che si trova in via Cupa dell’Arco a Secondigliano.

Ricevuta la notizia che Paolo Di Lauro si nascondeva nell’abitazione della fidanzata di un gregario del clan, i Ros hanno deciso di eseguire una perquisizione. Pare che i militari non abbiano dovuto fare ricorso alla forza per entrare nel nascondiglio di Di Lauro: avrebbero bussato alla porta, e una volta entrati, hanno arrestato il boss.

Io sto calmo, tranquilli, tranquilli” ha detto Paolo Di Lauro ai Carabinieri dei Ros. Il boss è stato velocemente trasferito da via Cupa dell’Arco a via Miano, dove ha sede il decimo battaglione dei Carabinieri.

Da qui è poi stato trasferito in carcere e molti ragazzi del suo clan lo attendevano fuori dalla caserma per scattare foto con i telefoni cellulari.

A tradire il boss Paolo Di Lauro ha contribuito in modo determinante un suo peccato di gola. Le sue preferenze culinarie erano infatti note agli investigatori che hanno utilizzato questi elementi per individuare il latitante: il boss era goloso di particolari qualità di pesce, come il salmone e la pezzogna.

I carabinieri hanno così svolto una attività di «monitoraggio» nella zona di Secondigliano, notando che più volte Fortuna Liguori (la donna catturata insieme con il boss) si recava spesso ad acquistare i prodotti prediletti da Di Lauro.

Il pedinamento ha consentito agli investigatori, di individuare con esattezza il covo. Durante la conferenza stampa svoltasi nella caserma Pastrengo, gli investigatori hanno comunque sottolineato che i primi elementi acquisiti per risalire al boss sono rappresentati da una nota dei servizi di informazione.