17-dicembre-1981

Il 17 dicembre 1981; le Brigate rosse sequestrano il generale James Lee Dozier

Il 17 dicembre 1981, un gruppo di brigatisti fece irruzione nella casa veronese di James Lee Dozier. Il generale statunitense della NATO venne rapito, sequestrato per 42 giorni. A mettere fine alla prigionia un magistrale blitz nel covo padovano delle Brigate Rosse.

Verso le ore 18:00, quattro uomini travestiti da idraulici si presentano alla porta di casa Dozier e aggrediscono il Generale, colpendolo alla testa con il calcio di una pistola, lo chiudono in un baule e lo portano via a bordo di un furgone, non prima di aver legato la moglie.

Come si scoprirà più tardi, a supportare l’ operazione furono altri quattro elementi a bordo di automobili. Il sequestro viene ben presto rivendicato dalla colonna veneta delle Brigate Rosse, guidata da Antonio Savasta.

Il Generale viene trasportato in una “prigione del popolo” ubicata all’ interno di un appartamento in via Pindemonte, a Padova, dove è tenuto nell’oscurità all’ interno di una tenda.

I sequestratori gli coprono le orecchie con delle cuffiette collegate ad un walkman, che suona musica rock ad alto volume per disorientarlo e non permettergli di udire le loro conversazioni. Dozier riporterà in seguito danni permanenti all’ udito.

Il piede sinistro del Generale e la sua mano destra sono incatenati al palo centrale della tenda. Le tapparelle della stanza dove è tenuto prigioniero sono chiuse e nella tenda è costantemente accesa una lampadina da 40 watt, onde non consentirgli di distinguere il giorno dalla notte.

L’intervento della NATO

Il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, insieme al Vice Presidente George Bush, inviano intanto in Italia sei membri della Counter-Terrorist Joint Task Force e del Federal Bureau of Investigation. Specialisti vengono inviati da Bonn e dalla Gran Bretagna con compiti di consulenza.

Le autorità italiane si affidano però solo alla consulenza di specialisti statunitensi nelle intercettazioni, vietando ad unità straniere qualsiasi tipo di intervento, per ovvi motivi di sovranità. Le indagini portano a dozzine di arresti ed al rinvenimento di armi ed esplosivi.

Grazie a fonti investigative, si arriva ad individuare la prigione di Dozier in un appartamento ubicato in Via Pindemonte, a Padova. Vengono valutate tutte le opzioni a disposizione. L’unità tattica dell’ U.C.I.G.O.S., il Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza (N.O.C.S.) della Polizia di Stato, avrà il delicatissimo compito di intervenire per liberare Dozier.

Il Blitz

Viene immediatamente eliminata la possibilità di un irruzione notturna, per il timore che la scarsa visibilità porti gli agenti a colpire erroneamente l’ostaggio.

Anche un attacco all’ alba viene scartato, poiché i terroristi potrebbero rendersi conto dell’ improvviso aumento di persone nelle vie circostanti. Si decide quindi di intervenire in pieno giorno, sfruttando l’attività’ in strada come copertura. Nella tarda mattinata del 28 Gennaio 1982, scatta il blitz.

Intorno alle 11:30, agenti della Polizia di Stato in abiti civili fanno evacuare discretamente tutti gli uffici nella zona intorno all’edificio obiettivo. Al pian terreno dello stabile si trova anche un supermercato. Due poliziotti in abiti civili entrano nell’ esercizio commerciale ed impediscono a chiunque di uscire. Si vuole evitare che eventuali proiettili vaganti possano colpire i civili, nel caso di un conflitto a fuoco.

Nel mentre vengono accesi i motori dei macchinari in uso in un vicino cantiere, onde creare più rumore possibile e coprire l’avvicinamento degli operatori. A questo punto la strada e’ completamente coperta da agenti in borghese.

Poco dopo le 11:30, un furgone bianco arriva in via Pindemonte. Ne fuoriescono dodici operatori del N.O.C.S. vestiti con tute da operai, sotto le quali celano giubbetti antiproiettile. Gli agenti entrano all’ interno dell’edificio obiettivo, salendo le scale fino alla porta dell’appartamento dove e’ tenuto prigioniero Dozier, indossano i passamontagna, estraggono le loro Beretta M-12 e si preparano all’ attacco.

Alle 11:36, uno degli agenti abbatte la porta d’ entrata e gli operatori iniziano a saturare l’ ambiente. Non appena nel corridoio, gli agenti si trovano dinnanzi a Cesare Di Leonardo,da poco tornato dal supermercato al pian terreno. Il terrorista viene immediatamente neutralizzato con un colpo di karate.

Dozier e’ nella prima stanza a destra, sorvegliato da quattro terroristi (Antonio Savasta, la sua compagna Emilia Libera, l’intestataria dell’ appartamento Emanuela Frascella, e Giovanni Ciucci) uno dei quali, non appena resosi conto di quanto in corso, punta una pistola silenziata alla testa del Generale.

Ma il criminale non fa in tempo a portare a compimento il suo proposito omicida, dato che viene colpito alla nuca con il calcio di una pistola mitragliatrice Beretta M-12 in dotazione ad uno degli agenti. Gli altri tre terroristi si arrendono immediatamente e senza opporre resistenza.

L’operazione termina in meno di novanta secondi. Libero dal proprio bavaglio, e poco prima di essere estratto dalla zona d’ operazioni, Dozier, rivolgendosi agli agenti esclama: “Wonderful!”.

Sarà una dimostrazione di ammirazione che resterà famosa nella storia del reparto, e che ricorre costantemente ancora oggi, ogni qual volta la stampa straniera si trovi ad occuparsi del N.O.C.S. od accenni all’ episodio in questione. Ad operazione conclusa, alcuni agenti in borghese resteranno in posizione in via Pindemonte, sperando di catturare qualche altro membro del gruppo, ignaro dell’ operazione. Grazie agli interrogatori dei cinque terroristi, ulteriori membri delle Brigate Rosse verranno catturati nei giorni successivi a Verona, Padova e Mestre.

Le motivazioni del rapimento del generale Dozier

Il motivo del rapimento di Dozier e’ collegato alla presenza della base missilistica N.A.T.O. a Vicenza, come spiega Luigi Novelli, ex brigatista romano: “Si individua nell’ installazione dei missili americani nel nostro Paese un terreno nuovo di lotta di classe. In questo quadro maturò l’idea di rapire un militare americano, inizialmente non si pose in essere la scelta di un generale anziché di un colonnello… Savasta ci portò nella casa di Via Verdi a Milano le trascrizioni dell’ interrogatorio di Dozier. Una sorta di racconto che lui faceva della sua carriera militare. Noi cercavamo nelle nostre domande di far emergere dei collegamenti tra la presenza Nato in Italia e l’ antiguerriglia.”

Interessantissima, a nostro avviso, la preoccupazione manifestata dai brigatisti per la presenza delle forze NATO in Italia (in particolare statunitensi), in quanto queste avrebbero certamente rappresentato una minaccia qualora il tanto agognato piano per un colpo di stato rivoluzionario marxista, o l’ invasione delle forze del Patto di Varsavia attraverso il confine orientale italiano, si fosse realizzata.

In quel caso, forze speciali americane e uomini della struttura “Gladio” di Stay Behind, avrebbero in un primo momento operato con funzioni antiguerriglia, per poi passare ad un vero e proprio piano di sabotaggio delle azioni delle forze nemiche, qualora queste si fossero impadronite del Paese.

Le Brigate Rosse si opponevano inoltre al dispiegamento di missili americani Pershing e Cruise nelle basi siciliane di Comiso e Sigonella, quale risposta allo schieramento dei missili di teatro sovietici SS 20.

Non è quindi azzardato ipotizzare il coinvolgimento dei servizi segreti sovietici nella direzione delle azioni delle Brigate Rosse in quegli anni, anche grazie all’aiuto di personaggi politici della galassia comunista tutt’ora in vita.