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Il 19 settembre 1995, il Washington Post pubblica il manifesto di Unabomber

Il 19 settembre 1995, il giornale americano Washington Post pubblicò il manifesto di Unabomber. Unabomber era responsabile dal 1978 di 16 attentati con lettere bomba.

Theodore John Kaczynski, soprannominato Unabomber, aveva iniziato a terrorizzare gli USA dal 1978, per poi proseguire per 18 anni con sedici attentati dinamitardi attraverso pacchi postali esplosivi. Nei suoi attacchi provocò tre morti e 23 feriti, molti dei quali con gravi mutilazioni. Unabomber è un ex professore universitario di matematica.

Il criminale giustificava i suoi attentati come tentativi di combattere contro quelli che lui considerava “i pericoli del progresso tecnologico”. L’FBI riuscì ad identificarlo e arrestarlo nell’aprile del 1996.

Nel giugno 1995, Unabomber aveva promesso di porre fine alle sue azioni qualora il Washington Post o il New York Times avessero pubblicato il suo manifesto di critica alla società industriale.

Il 19 settembre di quell’anno era scaduto l’ultimatum di 90 giorni concessi ai due quotidiani dal criminale per decidere e pubblicare o meno quel manifesto. Così, il Washington Post decise di pubblicare il documento di 56 pagine con 11 pagine di note allegate.

Nel documento, Unabomber sosteneva che l’era della tecnologia avesse rubato alla gente la propria autonomia. Nell’estratto si legge: “La rivoluzione industriale e le sue conseguenze hanno costituito un disastro per l’umanità, costringendo la gente a comportarsi in un modo che si allontana sempre di più ai modelli naturali umani”.

Dopo la pubblicazione, centinaia di migliaia di americani scossero la testa di fronte a manifesto contro il sistema industriale. Molti sono ancora in disaccordo sul fatto che i più importanti giornali americani abbiano ceduto al ricatto di un terrorista.

Il manifesto venne pubblicato con la speranza dei due giornali, ma soprattutto dell’FBI, che Unabomber smettesse di uccidere. Dopo varie indagini il 3 aprile 1996 l’FBI arrestò Unabomber in Montana.