20-giugno-1991

Il 20 giugno 1991, Berlino diventa capitale della Germania

Il 20 giugno 1991, Berlino tornò a essere capitale. Non fu una decisione facile, e il Bundestag dopo una combattuta seduta, solo alle 21 e 47 emise il verdetto di misura: su 660 deputati, in 320 votarono per rimanere a Bonn, la cittadina universitaria sul Reno, e 338 furono per il trasloco a Berlino. Fu uno sbaglio?

Che sarebbe oggi la Germania se quei 18 fossero stati di altro avviso? Gli storici sostengono di odiare il “se”, ma pochi resistono alla tentazione. Bonn è a un’ora d’auto da Bruxelles, a 4 da Parigi. Berlino si trova sul confine con la Polonia. La capitale provvisoria, piccola e pacifica, aveva cambiato l’immagine della Germania all’estero.

Alla vigilia, alla Pressehaus, il palazzo della stampa, bussarono alla porta del mio ufficio i colleghi del Bonner Anzeiger, il giornale della capitale provvisoria. Era diventato per decenni il quotidiano tedesco più citato all’estero, per i suoi contatti con il mondo politico. Herr Kollege, mi chiesero, tu da che parte stai?

Non per ipocrisia, o per amicizia, me la cavai da machiavellico italiano: Berlino diventi capitale, la sede del governo resti a Bonn. Trent’anni dopo, ne sono sempre convinto.

Una soluzione quasi all’americana, Berlino come New York, Bonn come Washington. E citai Roma, rovinata dalla politica, ma ai tedeschi non piacciono i confronti con l’Italia.

Fu un voto trasversale, gli Abgeordnete, i parlamentari, votarono secondo coscienza. Tutti sapevano che il renano Helmut Kohl, il Cancelliere della riunificazione, era contrario al trasloco.

La prussiana Berlino è sempre stata poco amata dai tedeschi. Dalla fine della guerra, tutti avevano ribadito che prima o poi Berlino sarebbe tornata la capitale di una Germania unita, ma pochi credevano di poter vivere abbastanza per assistere all’evento.

Quando cadde il Muro, il 9 novembre 1989, nessuno aveva un piano su cosa fare. E non tutti erano d’ accordo sulla riunificazione, come il socialdemocratico Oskar Lafontaine, o lo scrittore Günter Grass.

In quella storica seduta al Bundestag, se non ricordo male, furono rari gli interventi patriottici. Berlino era associata a Hitler e al nazismo, anche se in gran parte non è vero: la capitale era rossa e lo rimase, Adolf veniva dal sud.

Chi votò per il trasloco, lo giustificò con motivi pratici: era necessario per unire il paese, diciamo per riguardo verso i 17 milioni di tedeschi dell’Est, e per far rinascere Berlino, una metropoli povera.