22-dicembre-1979

Il 22 dicembre 1979, vengono liberati, dopo 4 mesi di prigionia, Fabrizio de André e Dori Ghezzi

Il 22 dicembre del 1979, Fabrizio De André e Dori Ghezzi vennero rilasciati dai loro sequestratori, che 118 giorni prima, il 27 agosto, li avevano rapiti nella loro fattoria dell’Agnata, vicino Tempio Pausania. 

In quello stesso luogo “Faber” e famiglia sarebbero poi tornati a vivere una volta rimessi in libertà, fino alla morte del celebre cantautore, nel 2000, dimostrando tutto l’amore per una terra che ora li considera in tutto e per tutto sardi adottivi.      

Fabrizio avrebbe poi dedicato alla Sardegna un intero disco omonimo, con un pellerossa a cavallo in copertina, e in particolare nella canzone “Hotel Supramonte” avrebbe successivamente rievocato i giorni del rapimento.

La cronaca di questo evento di quasi 40 anni la rievochiamo attraverso un articolo uscito sul quotidiano “L’Unità” del 23 dicembre 1979, a firma dell’inviato del quotidiano dell’allora Partito comunista, Wladimiro Settimelli, col titolo “118 Giorni prigionieri dei banditi”.

L’articolo pubblicato dal giornale del Pci risente probabilmente di alcuni luoghi comuni dell’epoca, e sembra contenere una sottile vena polemica nei confronti dei due eccentrici cantanti desiderosi di darsi all’agricoltura, probabilmente causata anche dalla vicinanza di De André a quella sinistra estrema ed extraparlamentare che all’epoca era il principale “nemico” del partito guidato da Berlinguer.    

Quella di Fabrizio De André e di Dori Ghezzi è probabilmente una esperienza che segna tutta la vita e che sarà ben difficile dimenticare. Fabrizio, la scorsa notte, è stato rilasciato dai banditi ed è tornato a casa. Capelli lunghi fino sulle spalle, barba incolta, la faccia tirata dopo 118 giorni di prigionia vissuta insieme ai suoi carcerieri tra forre e boschi, si è presentato a casa, a Portobello, sulla Costa Settentrionale della Sardegna dove c’erano i suoi genitori ad aspettare”. 

“Stava bene fisicamente, ma è crollato a letto come un bambino suggellando cosi, con tante ore di sonno, una drammatica avventura vissuta insieme a Dori Ghezzi, nelle zone interne della “sua Sardegna”. Ancora non ha raccontato niente di questi 118 giorni, ma è immaginabile che cosa potrà dire: lunghe marce, il freddo, spostamenti rapidi da una grotta all’altra per evitare i carabinieri, le chiacchiere intorno al fuoco con i suoi rapitori forse sul Supramonte o forse in altre zone della Barbagia. Poi, le lunghe difficili trattative per tornare libero e i tentativi sicuramente inutili per convincere i banditi che un uomo non può essere trattato come un oggetto e barattato per un pacco di milioni”.