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Il 25 settembre 1988 la mafia uccide il giudice Antonino Saetta e il figlio Stefano

Il 25 settembre 1988 la mafia uccide a Canicattì il giudice Antonino Saetta e il figlio Stefano mentre di notte stanno facendo ritorno a Palermo dopo aver trascorso un felice week-end nella casa estiva dove è stato battezzato il nipotino del giudice.

Quando torna a Canicattì, Saetta non ha la scorta, né la vettura blindata. Guida invece l’auto di famiglia quando viene affiancato da una Bmw dalla quale partono i primi colpi di arma da fuoco. Perforano il vetro dello sportello posteriore sinistro.

Mentre la Bmw sorpassa l’auto del magistrato, gli assassini esplodono diversi altri colpi di arma da fuoco che colpiscono padre e figlio. Altri colpi vengono esplosi una volta completata la manovra di sorpasso e dopo che l’auto è finita sul lato opposto della strada.

Nel primo sopralluogo gli investigatori rinvengono, su cento metri di strada 47 bossoli di cartucce calibro 9; all’interno dell’auto diversi proiettili.   

Antonino Saetta nasce a Canicattì nel 1922 terzo di cinque figli. Conseguita la maturità classica presso il liceo statale di Caltanissetta, si iscrive nel 1940 alla facoltà di Giurisprudenza presso l’università di Palermo. Dopo aver conseguito la laurea, col massimo dei voti e la lode, vince il concorso in magistratura nel 1948.

Viene assegnato, quale prima sede di servizio, ad Acqui Terme, in Piemonte, dapprima con funzioni di Pretore e poi di Giudice Istruttore. Nel 1952, sposa Luigia Pantano, farmacista, anch’essa di Canicattì. Ad Acqui Terme nascono i primi due figli.

Nel 1955, si trasferisce a Caltanissetta, ove diviene Giudice di Tribunale. Lì nasce il terzo figlio, Roberto. Si trasferisce quindi a Palermo, nel 1960, dove svolge, salve brevi parentesi, la maggior parte della carriera. Dal 1969 al 1971, è Procuratore della Repubblica di Sciacca.

Torna quindi a Palermo e a Genova, dove, come Consigliere della Corte d’Appello, affronta, nel difficile biennio tra il 1976 e il 1978, il processo alle Brigate Rosse e anche un altro processo che fa epoca.

La nave “Seagull” è una sorta di carretta del mare battente bandiera ombra che affonda il 17 febbraio 1974 provocando la morte di trenta marittimi. La sentenza di condanna dei responsabili diverrà determinante per l’approvazione di nuove regole di sicurezza per la gente di mare.  

Saetta torna poi in Sicilia. A Palermo si occupa dapprima di cause civili. A Caltanissetta è Presidente della Corte d’Assise d’Appello che celebra il processo per l’omicidio del Giudice Istruttore di Palermo, Rocco Chinnici. A Palermo è Presidente della prima sezione della Corte d’Assise d’Appello.

Qui, come racconta il figlio Roberto: “si occupò di altri importanti processi di mafia, ed in particolare presiedette il processo relativo alla uccisione del Capitano Basile, che vedeva imputati i pericolosi capi emergenti Giuseppe Puccio, Armando Bonanno, e Giuseppe Madonia“.

È il primo magistrato giudicante ucciso, in Sicilia e in Italia. Accade sulla stessa strada provinciale dove due anni dopo sarà ucciso Rosario Livatino. Saetta è giudice “in primissima linea”. Ha inflitto l’ergastolo a Michele e Salvatore Greco.

Ha di nuovo pronunciato la parola “ergastolo” per il terzetto guidato da “Piddu” Madonia per l’omicidio del Capitano dei carabinieri di Monreale, Emanuele Basile. Infine è il giudice che dovrà forse presiedere il Collegio di appello nel maxi processo di Palermo.