26-settembre-2006

Il 26 settembre 2006, il Vaticano scomunica l’arcivescovo Milingo

Il 26 settembre 2006 le crescenti tensioni tra l’allora arcivescovo Milingo e il Vaticano giunsero al culmine. Tramite un comunicato ufficiale, la Santa Sede di Roma dichiarò che, in seguito alla consacrazione di quattro nuovi vescovi sposati, sia il prelato zambiano che i sacerdoti erano da considerarsi scomunicati, poiché si trattava di una procedura che la Chiesa non avrebbe mai potuto riconoscere né approvare.

Il Papato in quella circostanza aggiunse che l’ecclesiastico all’epoca 66enne era venuto meno agli impegni già presi con Giovanni Paolo II nel 2001 e, di conseguenza, si era ormai allontanato dai precetti della Chiesa cattolica con il suo comportamento e veniva raggiunto da una scomunica “latae sententiae” (con effetto immediato).

Nella sua nota il Vaticano sottolineò che aveva seguito con una certa “apprensione” l’operato dell’arcivescovo Milingo nel momento in cui, dopo essersi trasferito negli Stati Uniti, aveva manifestato l’intenzione di ordinare vescovi dei sacerdoti che avevano già contratto matrimonio. 

Inoltre fu specificato che prima di arrivare alla scomunica erano stati diversi gli esponenti cattolici che avevano provato a contattare il prelato africano per dissuaderlo dalle sue intenzioni che avrebbero provocato “scandalo” soprattutto tra i fedeli che avevano seguito con devozione la sua missione pastorale in favore dei poveri e delle persone ammalate.

La Santa Sede aggiunse che il Papa aveva sempre dimostrato una certa «comprensione» verso Emmanuel Milingo che fu poi definito un “anziano pastore della Chiesa”.

Nonostante quest’atteggiamento di paziente tolleranza, il sacerdote non aveva fatto alcun passo indietro, confermando la sua condotta contraria alle regole che l’aveva portato progressivamente ad una rottura con il mondo cattolico, dapprima con il matrimonio e poi con la consacrazione di quattro nuovi vescovi sposati.

Nella comunicazione ufficiale, da Roma ribadirono che oltre a Milingo venivano scomunicati anche i prelati da lui consacrati.