27-agosto-1959

Il 27 agosto 1950, muore suicida lo scrittore Cesare Pavese

Il 27 agosto 1950, il poeta e scrittore Cesare Pavese si tolse la vita a 41 anni. Aveva da poco pubblicato la sua ultima fatica letteraria, “La luna e i falò”. Un’opera nella quale di fatto aveva dato il suo addio a quei campi che aveva a lungo mitizzato e nei quali si era perso fin da bambino.

Il suicidio si consumò in una fredda camera d’albergo dell’Hotel Roma di Torino dove assunse una dose letale di barbiturici. Era reduce dall’importante successo al Premio Strega, che si era aggiudicato il 24 giugno con il romanzo “La bella estate che aveva terminato di scrivere nel 1940 ma che era stato pubblicato nel ’49.

Dopo la morte, tra le pagine iniziali di uno dei libri ai quali il poeta piemontese era più legato, “Dialoghi con Leucò, venne trovato il suo ultimo messaggio di addio alla vita e all’umanità intera: “Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”.

Nato il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo, Cesare Pavese proveniva da una famiglia borghese di origini contadine. D’altronde, tra le Langhe, soprattutto in quegli anni quasi tutti lavoravano come agricoltori. Fin da giovanissimo dimostrò di avere una sensibilità fuori dal comune e di soffrire nella sua interiorità, come poi sarebbe accaduto ai protagonisti dei suoi romanzi, di un incessante bisogno d’amore.

Diventato un autore e intellettuale antifascista di successo, non riuscì però a godere appieno della consacrazione letteraria a causa di alcune delusioni sentimentali che lo avrebbero segnato per sempre. Dapprima Tina nel 1929, poi Fernanda nel 1940 e infine, pochi mesi prima di suicidarsi, Constance nel 1950.

È stato sepolto nel Cimitero monumentale di Torino sino al 2002 quando, su espressa volontà della famiglia, è stato traslato al cimitero di Santo Stefano Belbo.