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Il 28 settembre 1978, nella notte, muore Papa Luciani

Il 28 settembre 1978, verso le 5:15, suor Vincenza Taffarel porta il solito caffè caldo e leggero a Giovanni Paolo I, bussando alla porta per annunciarsi. La religiosa è al servizio di Albino Luciani dal 1969, quando era vescovo di Vittorio Veneto.

Suor Vincenza torna dopo un quarto d’ora, come d’abitudine, ma trova il caffè ancora sul tavolo. Allarmata, chiama una consorella, Margherita Marin, e insieme bussano più forte. Nessuna risposta. Suor Vincenza entra per prima nella stanza: Giovanni Paolo I è seduto sul letto, indossa gli occhiali, ha dei fogli tra le mani e la luce del comodino è accesa. Ma la testa è inclinata a destra e il corpo è immobile. Le due religiose non tardano a capire: il Santo Padre è morto.

Finisce così il pontificato lampo di papa Luciani, durato solo 33 giorni. E inizia il mistero vero o presunto della sua morte improvvisa a quasi 66 anni, che in quella mattina di fine settembre esplode come una bomba su tutti i mass media. Morte naturale oppure no?

Il punto è che l’inaspettata scomparsa di papa Luciani pareva far comodo a molti. Anzitutto a monsignor Paul Marcinkus, presidente dello IOR, la banca del Vaticano. Sembra che Giovanni Paolo I l’avesse nel mirino e volesse toglierlo dalla sua chiacchieratissima posizione: aveva fondato una banca alle Bahamas nel cui consiglio di amministrazione sedevano Licio Gelli, capo della loggia P2, e gli spregiudicati banchieri Michele Sindona e Roberto Calvi.

E non solo. Uno dei più famosi reporter investigativi inglesi, David Yallop, si spingerà a scrivere che proprio Marcinkus sarebbe stato il mandante dell’omicidio del papa, si suppone per avvelenamento, per evitare di essere rimosso.

E forse, in combutta col segretario di Stato, Jean-Marie Villot, molto avverso a Luciani: entrambi sarebbero in seguito risultati affiliati alla massoneria. Peccato che Yallop & co. non siano mai riusciti a passare dalle supposizioni alle prove.