29-luglio-1983

Il 29 luglio 1983, un’autobomba uccideva Rocco Chinnici

Il 29 luglio 1983, a Palermo, un’autobomba di Cosa Nostra uccideva il giudice Rocco Chinnici, due uomini della scorta e il portiere dello stabile in cui abitava il magistrato. Rocco Chinnici era nato a Misilmeri, in provincia di Palermo il 19 gennaio 1925, si diplomò nel 1943 presso il Liceo Classico Umberto I del capoluogo siciliano e, dopo essersi laureato in Giurisprudenza, entrò in magistratura nel 1952, dapprima come uditore giudiziario a Trapani, poi come Pretore a Partanna e infine, dal 1966, come Giudice Istruttore presso il Tribunale di Palermo.

Nel corso del suo importante incarico a Palermo ebbe modo di occuparsi di importanti casi, tra i quali le indagini sulla Strage di viale Lazio, avvenuta nel dicembre 1969 ad opera dei Corleonesi di Totò Riina.

Nel 1978 Chinnici decise di riaprire il caso, che era stato subito archiviato, dell’assassinio di Peppino Impastato, il giornalista e attivista politico ucciso nel maggio dello stesso anno da Cosa Nostra, dando una svolta decisiva alle indagini sugli esecutori e i mandanti dell’efferato delitto.

Per far fronte alla seconda guerra di mafia Rocco Chinnici decise di creare il “Pool Antimafia”, una struttura composta da più magistrati che si occupavano della medesima indagine, consentendo di distribuire il carico delle inchieste su più persone che avevano maturato grande esperienza nella lotta alla mafia.

Il nuovo gruppo di lavoro, che qualche anno più tardi permise di istituire il Maxiprocesso a Cosa Nostra, inizialmente vide l’attiva partecipazione di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe di Lello, tutti magistrati che nelle loro passate esperienze avevano indagato su Cosa Nostra.

L’attentato di Cosa Nostra contro Rocco Chinnici

Il 29 luglio 1983 una Fiat 127 imbottita di tritolo e posizionata davanti al palazzo in cui viveva il giudice, in via Pipitone Federico, fu fatta esplodere proprio mentre Chinnici usciva di casa. Oltre al giudice, persero la vita i due uomini della scorta Mario Trapassie Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile Stefano li Sacchi.

Nel successivo processo sono i fratelli Nino e Ignazio Salvo vennero condannati come mandanti dell’attentato. Altre condanne furono comminate ai loro fiancheggiatori. Il giudice che emise la sentenza, Antonino Saetta, venne in seguito ucciso in un attentato mafioso insieme al figlio Stefano mentre era di ritorno da un Battesimo.

Con Rocco Chinnici se ne andava un grande magistrato che aveva avuto la brillante intuizione di costituire un gruppo di magistrati esperti che potessero dedicarsi con impegno a contrastare e combattere il fenomeno mafioso.

Il suo impegno di sensibilizzazione del mondo giovanile verso il pericolo mafioso ha dato un forte slancio alla lotta alla mafia, spronando l’opinione pubblica a rifiutare l’illegalità e qualsiasi atto mafioso.