6-dicembre-1994

Il 6 dicembre 1994; Antonio Di Pietro si dimette dalla magistratura

Il 6 dicembre 1994, il giudice simbolo di Mani pulite, Antonio Di Pietro, si dimette da magistrato. Antonio Di Pietro, l’uomo che ha distrutto i potenti, non è più giudice, si è sfilato la toga per l’ultima volta ieri pomeriggio alle ore 16,45 nell’aula del processo Enimont dopo aver chiesto la condanna di un’intera classe politica.

La stessa classe politica corrotta che Di Pietro ha spazzato via. Se ne è andato scrivendo al suo procuratore Borrelli una lettera nobile e commovente. Gli ultimi appassionati appelli a restare in trincea, a non gettar la spugna, dunque non sono serviti. La decisione era già stata presa.

Ed era una decisione meditata e sofferta. Da tempo, da troppo tempo, Di Pietro, era un giudice tormentato, confuso, avvilito, combattuto. E alle dimissioni c’era già arrivato. Pallido, con la barba lunga, sfatto dalla fatica e dalla tensione, era comparso in televisione il giorno del decreto Biondi e aveva letto con la voce rotta dall’emozione il comunicato con il quale il pool annunciava di abbandonare ´Mani pulite’.

Ma la protesta popolare era stata tale da costringere il governo a un’umiliante e vergognosa ritirata. E così Di Pietro era rimasto. Ma quel giorno qualcosa si era spezzato. E da allora è stato sempre peggio. Fino all’attacco finale: l’inchiesta ordinata da Biondi sul lavoro del pool.

E poi i durissimi attacchi per l’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi, le manifestazioni di Forza Italia contro i giudici, gli insulti ´assassino’, vomitati da Sgarbi dalle reti Fininvest.

Ecco, giorno dopo giorno Di Pietro ha maturato la sua decisione. Una scelta drastica. Non soltanto l’addio all’inchiesta di Tangentopoli, non la richiesta di trasferimento a un’altra procura, ma l’abbandono della magistratura.

Il suo posto sarà preso da un altro magistrato di grande valore, Armando Spataro, giudice che fu in prima linea contro il terrorismo, oggi membro della direzione distrettuale antimafia.