7-settembre-1860

Il 7 settembre 1860, Garibaldi entra a Napoli

Il 7 settembre 1860, Garibaldi, precedendo il grosso del suo esercito, viaggiando su un treno, che da Torre Annunziata dovette procedere lentamente per non travolgere le ali di folla festante, poté entrare in città accolto da liberatore. Le truppe borboniche, ancora presenti in abbondanza e acquartierate nei castelli, non offrirono alcuna resistenza e si arresero poco dopo.

Dopo l’abbandono di Napoli da parte di Francesco II e della sua famiglia, a bordo del vapore Messaggero, nel tentativo di riorganizzare il suo l’esercito fra la fortezza di Gaeta e quella di Capua, con al centro il fiume Volturno, nonostante la presenza dei mercenari borbonico – bavaresi nel tragitto da percorrere verso Napoli e il grosso delle forze garibaldine a 48 ore di distanza, alle 9,30 del 7 settembre Garibaldi e il suo gruppo partono da Salerno, salutati con entusiasmo frenetico dalla folla.

Dopo Portici il treno di Garibaldi venne fermato da un ufficiale navale, che saliva a forza a bordo della carrozza per avvertire Garibaldi, che ad attenderlo alla stazione c’erano i cannoni, Garibaldi rispose che non se ne curava, quando ad attenderlo c’era una folla così, interrogato dalla Guardia Nazionale il giovane ufficiale intendeva i cannoni del Forte Carmine, che era già stato considerato di evitare.

Al suo arrivo, verso le ore 13,30, alla stazione di Napoli inizialmente c’era un numero modesto di cittadini ad accoglierlo, in precedenza il Conte Ricciardi girava in carrozza con il tricolore gridando per le strade di andare ad accogliere Garibaldi e presto la notizia si diffuse in tutta la capitale.

Sotto la enorme pressione del popolo napoletano, all’altezza dell’attuale Corso Garibaldi, il corteo fu deviato verso sinistra, finendo per trovarsi proprio di fronte al Forte Carmine, che erano stati avvisati di evitare e che aveva i cannoni carichi e puntati. Garibaldi si fermò in piedi a guardare i soldati, che non aprirono il fuoco, poi continuando la sua marcia trionfale, alla quale assisteva buona parte dei cittadini della capitale, Garibaldi si levava in piedi per salutare, visibilmente emozionato, come faceva notare Zasio, che si trovava nella stessa carrozza.

Dopo essere passati di fronte a Castel Nuovo, dove i soldati borbonici ancora una volta si astennero dal fare fuoco, il corteo di Garibaldi giunse alla Foresteria, annessa al Palazzo per gli intrattenimenti degli ospiti di corte, che era pure presidiato da un reggimento di truppe borboniche, dalle finestre della Foresteria Garibaldi pronunciò il suo discorso alla folla, udito anche dai vicini soldati borbonici, nel quale era chiaro che pensava all’unificazione quanto alla liberazione di Napoli.