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Al “Diego Armando Maradona” andava in scena l’ultimo atto della stagione 2020/21

Al “Diego Armando Maradona” andava in scena l’ultimo atto della stagione 2020/21 con il Napoli, che nonostante il ruolino di marcia da scudetto, che l’aveva visto conquistare la bellezza di trentasei punti nelle ultime quattordici giornate, si vedeva costretto a battere il Verona per guadagnarsi la qualificazione alla Champions League.

Obiettivo imprescindibile per evitare un ridimensionamento del progetto azzurro, e Mister Gattuso, ai titoli di coda sulla panchina azzurra, consapevole dell’importanza dell’incontro, decideva di schierare in campo la squadra il collaudato 4-2-3-1 con la conferma di Meret tra i pali; linea a quattro di difesa composta da Di Lorenzo, Rrahmani, Manolas ed Hysaj, preferito nuovamente a Mario Rui; Fabian Ruiz e Bakayoko in mediana, con Lozano, Zielinsky ed Insigne a supporto di Osimhen.

Dal canto suo Juric, che aveva caricato oltremodo l’ambiente nella sua conferenza stampa pre gara, sceglieva il 3-4-2-1 con delle novità tattiche interessanti, schierando Pandur in porta; Gunter e Ceccherini e Di Marco a formare la linea di difesa a tre; Lazovic, Ilic, Dawidowicz e Faraoni in mediana; con Bessa e Zaccagni alle spalle dell’unica punta Kalinic.

Il Verona batteva il calcio d’inizio ed immediatamente si portava nella metà campo azzurra provando a mettere in difficoltà il Napoli con un pressing continuo, e dopo tredici minuti arrivava anche la prima cattiva notizia della serata, con la Juventus che si portava  in vantaggio a Bologna.

Intanto al Maradona, si arrivava al minuto ventinove senza che l’estremo difensore scaligero dovesse effettuare delle parate, mentre  dal “Dall’Ara” continuavano a giungere notizie poco confortanti, poi al trentaduesimo il primo lampo azzurro di Insigne che sfiorava il palo alla sinistra di Pandur con uno splendido tiro a giro, ma era un fuoco di paglia visto che passavano i minuti senza che gli azzurri riuscissero a trovare il bandolo della matassa, al quarantesimo poi Juric era costretto ad utilizzare il primo slot di cambi a causa dell’infortunio di Dawidowicz sostituito da Udogie, ed a peggiorare la situazione ci si  metteva anche il Milan che passava in vantaggio a Bergamo, si chiudeva così il primo tempo sul risultato di zero a zero con il Napoli che non era mai entrato in partita.

Al rientro dagli spogliatoi Gattuso sorprendeva tutti confermando l’undici iniziale che aveva ampiamente deluso, in special modo sulla catena di destra dove Di Lorenzo e Lozano erano sembrati in enorme difficoltà, ed infatti il canovaccio della gara non cambiava, con il Verona che giocando in scioltezza si  rendeva ancora pericoloso con Di Marco che impegnava Meret in un difficile intervento, ma improvvisamente arrivava il gol azzurro sugli sviluppi di un calcio d’angolo, con Rrahmani che da pochi passi batteva l’estremo difensore scaligero.

Subito il gol Juric effettuava altri due cambi, dentro Lasagna e Berardi per Kalinic e Pandur, ma se la prima era un cambio per scelta tecnica, la sostituzione del portiere era solo un premio per Berardi, finalmente al minuto sessantasei, con colpevole ritardo, Gattuso richiamava in panchina un evanescente Lozano per sostituirlo con Politano, ma passavano pochi minuti e Faraoni realizzava il gol del pareggio, frutto di una disattenzione della linea difensiva azzurra.

Il Napoli subiva il colpo ed allora Gattuso, per provare a vincere la gara, inseriva Mertens e Mario Rui per Zielinsky e Hysaj, ed al settantaquattresimo gli azzurri erano sfortunati quando sempre sugli sviluppi di un corner Bakayoko si vedeva ribattere un tiro a colpo sicuro, a dieci minuti dalla fine il tecnico azzurro tentava la mossa della disperazione richiamando in panchina Bakayoko per inserire Petagna, con un Napoli che si schierava in campo con un solo centrocampista e cinque punte di ruolo, ma la mossa non dava i frutti sperati ed il Napoli con il punto guadagnato sarà costretto a disputare per il secondo anno di fila l’Europa League.