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Il 10 giugno 1981, la tragedia di Vermicino

Il 10 giugno 1981, rientrando a casa, alle sette di sera, il piccolo Alfredo Rampi finisce intrappolato in un pozzo artesiano, profondo 80 metri e largo 28 cm, nelle campagne di Vermicino. La straziante tragedia del bambino di 6 anni si svolge in diretta televisiva.

Milioni di persone ipnotizzate per tre giorni davanti alla tv, poi inebetite dal drammatico finale della vicenda. Tre giorni e tre notti che fecero passare in secondo piano una crisi di governo, lo scandalo della P2, il rapimento dell’operaio Roberto Peci, fratello dell’ex brigatista Patrizio, che fu poi assassinato dalle Brigate rosse il 3 agosto.

Per tre giorni a Vermicino, piccolo centro vicino Frascati, in provincia di Roma, regnarono disorganizzazione, improvvisazione. Ci furono una raffica di tentativi falliti sotto i riflettori, che misero in evidenza le carenze per affrontare gli interventi d’emergenza.

La tragedia creò poi le condizioni per l’istituzione del servizio della Protezione civile come oggi lo conosciamo, dotato di tutte le competenze necessarie per intervenire in luoghi impervi e in situazioni critiche.

Il reality show della tragedia trasmesso in diretta nelle case

Il teatro del dramma si trasformò subito in un circo mediatico. Un drammatico reality show andò in onda in tutte le case degli italiani, con una diretta no stop della Rai durata tre giorni.

La tv di Stato voleva raccontare a reti unificate il salvataggio di Alfredino. Ma la diretta, che iniziò quasi per caso, si trasformò in una tragedia vissuta in prima persona dagli italiani. Fu forte il coinvolgimento emotivo nelle famiglie, la vicinanza alla mamma e al papà del bambino.

I televisori restarono accesi giorno e notte, con una grande partecipazione emotiva. Lo sconforto e la speranza si alternavano di ora in ora. La vicenda di Alfredino tenne per tre giorni tutto il Paese col fiato sospeso.