17-aprile-1961

Il 17 aprile 1961: l’invasione della Baia dei Porci

Il 17 aprile 1961,era lunedì. Di mattina molto presto, un gruppo di circa 1.400 soldati approdò sulle spiagge della Baia dei PorcI. Una profonda insenatura della provincia di Matanzas duecento chilometri a sudest dell’Avana.

Gli uomini erano in gran parte esuli cubani, istruiti dalla CIA. Si trovavano lì per un’operazione militare diretta segretamente dal governo degli Stati Uniti per rovesciare il regime di Fidel Castro.

Nel giro di tre giorni, però, la truppa di esuli fu messa in rotta e i soldati si rifugiarono in mare o nelle paludi. Per gli Stati Uniti il fallimento dell’operazione fu un duro colpo non solo dal punto di vista militare, ma anche per l’immagine del paese. Gli americani venivano da una lunga serie di vittorie e si sentivano particolarmente fiduciosi del loro potenziale militare.

Un generale americano la definì addirittura la peggior sconfitta dai tempi della Guerra del 1812 contro il Regno Unito.

Gli antefatti e il contesto 

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta la scena politica cubana era stata dominata dal generale Fulgencio Batista. Prima da presidente eletto e poi da dittatore dopo il colpo di stato del 1952.

Nonostante le tendenze autoritarie, Batista riceveva il sostegno politico ed economico del governo statunitense per il suo ruolo nella repressione del movimento comunista locale. Tra i leader del movimento c’era Fidel Castro, allora giovane avvocato.

Prima di riuscire a rovesciare il regime, Castro fece alcuni tentativi che però fallirono. Prima in tribunale, denunciando Batista di aver violato la Costituzione, e poi con le armi, assaltando un’importante base militare, la Caserma Moncada.

A seguito di questo episodio, Castro fu processato per insurrezione e condannato. Grazie a un’amnistia, Castro uscì di prigione anzitempo e nel 1955 se ne andò da Cuba per progettare la rivoluzione dall’estero, prima dagli Stati Uniti e poi dal Messico.