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Il 17 maggio 1972, l’omicidio del commissario Calabresi

Il 17 maggio 1972 un commando lo freddò a pochi passi da casa. Un delitto nato sullo sfondo della strage di piazza Fontana, la misteriosa morte dell’anarchico Pinelli e l’inizio degli anni di piombo. Poi, più di vent’anni dopo, le condanne dei capi di Lotta Continua e 15 sentenze in 12 anni.

Milano, via Francesco Cherubini, angolo con via Mario Pagano. Sono le 9.15 del 17 maggio 1972. Il commissario Luigi Calabresi abita poco distante e sta avviandosi alla sua auto per andare in ufficio, alla Questura di Milano. È lì, per strada, che il commissario viene assassinato da un commando di almeno due persone. Aveva 34 anni. Era padre di due figli. Il terzo nascerà pochi mesi dopo la sua morte.

Una morte annunciata, dato che il dirigente di polizia era diventato l’obiettivo di una durissima campagna politica e mediatica che lo individuava come responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, morto dopo un volo dalle finestre del quarto piano della questura di Milano durante le indagini sulla strage di piazza Fontana.

Calabresi assassino” era una scritta che si poteva leggere sui muri di tutta Italia, mentre una lettera aperta a L’Espresso sul caso Pinelli, che indicava il commissario come responsabile della morte dell’esponente anarchico,fu sottoscritta da 757 persone, gran parte delle quali appartenenti al mondo culturale italiano.