20-aprile-2013

Il 20 aprile 2013; Napolitano rieletto presidente

Il 20 aprile 2013, Giorgio Napolitano viene rieletto presidente: la prima riconferma della storia repubblicana. Il Parlamento non riesce a trovare un accordo sul successore. A creare il caos le divisioni Pd: vengono bruciate le candidature di Marini e Prodi. Bersani e la segreteria Dem si dimettono. Il centrodestra chiede di restare al Capo dello Stato, che viene rieletto con 738 voti al sesto scrutinio.

Per tutto il suo settennato Giorgio Napolitano avrà il cruccio della sua funzione super partes. La ragione è chiara. A differenza dell’elezione del suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, avvenuta al primo scrutinio con una votazione trasversale, quasi plebiscitaria, quella di Napolitano si svolgeva nella scia di un risultato elettorale che aveva spaccato in due il Paese e aveva suscitato aspre polemiche.

Dopo un paio di giorni di sterili trattative dietro le quinte nella vana ricerca di un accordo con l’opposizione, l’Unione decideva di puntare su un proprio candidato per il Colle.

Latmosfera di rissa permanente tra i due poli contrapposti lo turba e lo allarma. Anche perché essa, oltre a rappresentare il principale ostacolo all’avvio di una stagione riformista, costituisce un terreno fertile per allontanare i cittadini dalla politica ovvero per favorire il radicamento del sentimento dell’antipolitica: il rifiuto, sovente demagogico e qualunquistico, per tutto ciò che, in qualche modo, le istituzioni democratiche rappresentano.

Un sentimento alimentato dalle campagne giornalistiche contro i privilegi, veri e presunti, della cosiddetta “casta” politica. Il capo dello Stato risponde con severi richiami ai principi di etica e sobrietà che devono ispirare coloro che si dedicano alla cosa pubblica.