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Il 20 maggio 1994, muore Ilaria Alpi

Il 20 maggio 1994, muore la giornalista RAI e inviata di guerra, Ilaria Alpi. La sua scomparsa rimane uno dei grandi misteri irrisolti della storia d’Italia. Nata a Roma, studiò arabo all’università e ciò le diede la possibilità di proporsi come inviata dal Cairo per i quotidiani Paese Sera e L’Unità. Assunta nella TV pubblica, iniziò a seguire per il TG 3 gli scenari di guerra in Libano, Kuwait e Somalia.

In quest’ultimo teatro il suo spirito d’inchiesta la portò a scontrarsi con una scottante verità che le fu fatale. Indagando a Mogadiscio, capitale somala, su un traffico internazionale d’armi e di rifiuti tossici illegali, rimase vittima di un agguato assieme all’operatore Miran Hrovatin.

Ilaria Alpi avrebbe infatti scoperto un traffico internazionale di rifiuti tossici prodotti nei paesi industrializza. Nel novembre precedente all’assassinio della giornalista, era stato ucciso, in circostanze misteriose, il sottufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi. Li Causi era l’informatore della stessa Alpi sul traffico illecito di scorie tossiche nel paese africano.

Tra le ipotesi sul suo assassinio, l’aver scoperto il coinvolgimento di personalità italiane dell’esercito e delle istituzioni. I due furono uccisi in prossimità dell’ambasciata italiana a Mogadiscio. In particolare, in corrispondenza dell’incrocio tra via Alto Giuba e corso Somalia. La giornalista e il suo operatore erano di ritorno da Bosaso, città del nord della Somalia.

Ilaria aveva intervistato il cosiddetto sultano di Bosaso, Abdullahi Moussa Bogor. Lo stesso riferì di stretti rapporti intrattenuti da alcuni funzionari italiani con il governo di Siad Barre, verso la fine degli anni ottanta e successivamente.

Bangor parlò della società di pesca italo somala Shifco, azienda proprietaria dei pescherecci che furono usati per il trasporto dei rifiuti. L’intervista durò probabilmente due ore ma arrivarono in redazione RAI poco meno di 15 minuti.