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Il 28 maggio 1974, la strage di piazza della Loggia

Il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale piazza della Loggia, una bomba nascosta in un cestino porta rifiuti, fu fatta esplodere. Era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista. L’attentato provocò la morte di 8 persone e il ferimento di altre 102.  

La camera ardente di sei delle otto vittime venne allestita nel salone Vanvitelliano del municipio. Il funerale si svolse nella stessa piazza della Loggia, alla presenza del capo dello stato Giovanni Leone, del presidente del consiglio Mariano Rumor. Presenti anche i principali leader di partito.  

La cerimonia venne officiata dal vescovo di Brescia Luigi Morstabilini. Gli oratori furono il sindacalista Franco Castrezzati, presente al momento dell’esplosione, il segretario della CGIL Luciano Lama e il sindaco di Brescia Bruno Boni. La cerimonia venne interamente pagata dal comune di Brescia alle famiglie delle vittime e vide la partecipazione popolare di circa 500.000 persone  

Nel corso dei vari procedimenti giudiziari relativi alla strage si è costantemente fatta largo l’ipotesi del coinvolgimento dei servizi segreti e di apparati dello Stato. Una ricostruzione siffatta appare sostenuta da una lunga serie di inquietanti circostanze. Su tutte l’ordine, impartito dal vicequestore Aniello Damare meno di due ore dopo la strage, affinché una squadra di pompieri ripulisse il luogo dell’esplosione. Furono così spazzati via indizi, reperti e tracce di esplosivo prima che alcun magistrato o perito potesse effettuare alcun sopralluogo o rilievo.

Secondariamente, la misteriosa scomparsa dell’insieme dei reperti prelevati in ospedale dai corpi dei feriti e dei cadaveri, anch’essi di fondamentale importanza ai fini dell’indagine. Infine, la perizia antropologica della Procura di Brescia che comproverebbe la presenza sul luogo della strage di Maurizio Tramonte. Tramonte, ex militante di estrema destra, nel 2017 è stato condannato all’ergastolo come esecutore materiale della strage.