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Il 29 maggio 1985, la strage dell’Heysel

Il 29 maggio 1985 allo Stadio Heysel si gioca la finale della Coppa dei Campioni Juventus – Liverpool. Prima del fischio d’inizio, avviene la strage in cui morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600.

La stagione 1984-85 volge al termine e c’è un’attesa spasmodica per quella che sarà la finale di Coppa dei Campioni, in programma mercoledì 29 maggio. Soprattutto da parte dei tifosi bianconeri, che hanno chiuso al sesto posto il campionato, vinto dal sorprendente Verona di Osvaldo Bagnoli, concentrano sull’Europa le loro energie.

La Juventus di Giovanni Trapattoni ha eliminato in semifinale il Bordeaux. Ora si ritrova a giocarsi la possibilità di vincere la prima Coppa dei Campioni della sua carriera. Di fronte il Liverpool di Joe Fagan, campione d’Europa in carica, che vuole bissare il successo dell’anno precedente. In semifinale ha avuto gioco facile dei greci del Panathinaikos. Mentre in campionato si è dovuto arrendere all’Everton, autore di un’inarrestabile cavalcata fino al titolo, conquistato con ben sei giornate di anticipo.

Lo stadio che l’UEFA sceglie per la finale è lo stadio Heysel di Bruxelles, così chiamato dal nome del quartiere della città in cui sorge. Un impianto, che con gli standard di oggi vedrebbe considerato inadeguato ad ospitare una finale, ma che già era stato sede di quelle del 1958, del 1966 e del 1974 e dei Campionati Europei del 1972. Il fischio d’inizio è previsto per le ore 20.15.

Gli antefatti

Nelle settimane che precedono la partita si scatena la caccia al biglietto. L’Heysel può ospitare sulla carta un massimo di 60mila spettatori, ma le richieste sono molte di più, circa 400mila. Tanti sono anche i tifosi bianconeri che sognano di vedere la loro squadra del cuore sollevare per la prima volta la Coppa dei Campioni.

Anche la vendita dei biglietti e la disposizione dei tifosi all’interno dello stadio è gestita male. Ai sostenitori italiani, in netta predominanza, sono garantiti i settori M, N e O, a Sud-Est dell’impianto. Agli inglesi le zone X e Y, nella curva opposta. C’è poi un ulteriore settore, il settore Z, adiacente a quello degli ultrà del Liverpool, da cui è separato solo da due reti basse metalliche, denominate “chicken wires”, ovvero “reti per polli“. Assolutamente inadeguate ad evitare il contatto fra le due aree, e assai pericolose in presenza di scontri.

L’UEFA sceglie di destinare il settore Z ai tifosi neutrali, ovvero a quelli in possesso di biglietto di entrambe le tifoserie che non appartengono a gruppi organizzati. Di fatto ad accaparrarsi la maggior parte dei biglietti saranno i tifosi bianconeri.

Nei giorni che precedono la sfida fra Juventus e Liverpool, questa scelta è contestata da entrambe le società, che temono il contatto ravvicinato fra supporters di fede calcistica opposta. Ma gli organizzatori, convinti di poter gestire la situazione attraverso il rispetto delle disposizioni burocratiche, non vogliono sentire ragioni.

La strage dell’Heysel

Nelle ore che precedono il match, i tifosi del Liverpool, accorsi nella capitale belga in numero abbondantemente superiore a quello dei posti disponibili e dei biglietti venduti, fanno largo uso di alcolici. Ma a parte qualche scaramuccia e una rapina in una gioielleria, non si verificano particolari episodi sa segnalare.

Quando nel pomeriggio vengono aperti i cancelli, ad occupare il settore Z sono per di più tifosi normali, famiglie, genitori con i propri figli, italiani ma anche tifosi di altri paesi, che in maggioranza simpatizzano per la Juventus. Mentre si capisce ad occhio che un numero molto maggiore di tifosi inglesi affolla i settori X e Y destinati ai Reds.

I controlli all’ingresso sono infatti carenti e superficiali, e sono circa 6 mila i tifosi inglesi senza biglietto che prendono posto nella curva, fra cui si sono infiltrati anche alcuni ultrà del Chelsea del gruppo di estrema destra Headhunters, membri dell’organizzazione neonazista Combat 18 e del partito National Front, noti per la loro violenza. Alcuni riescono a entrare persino facendo dei buchi sulle pareti esterne in calcestruzzo dell’Heysel e arrampicandosi.

La tragedia inizia a prendere forma verso le 19.20, quando manca poco meno di un’ora al fischio d’inizio della gara. Una parte degli ultras del Liverpool, piena d’odio dopo gli incidenti che si erano verificati l’anno prima a Roma per la finale dell’Olimpico, vedendo i tifosi bianconeri nel settore Z, e pensando che si trattasse di ultrà italiani, inizia ad ondeggiare paurosamente, con l’obiettivo di intimidire i tifosi avversari e conquistare lo spazio da loro occupato.

È il cosiddetto “take an end”, ovvero: “prendi la curva

Alla seconda e terza carica degli hooligans, le reti di recinzione che separano la curva dei Reds dal settore Z cedono e i pochi poliziotti, cinque, posti come cordone di separazione non possono far nulla per impedire l’invasione da parte degli ultrà inglesi. Terrorizzati, i tifosi che occupano il settore Z cercano vie di fuga, che non ci sono.

I cancelli di uscita in alto sono chiusi a chiave, mentre chi prova a riversarsi sul terreno di gioco è preso a manganellate dagli agenti a cavallo. La situazione diventa disperata, e presi dal panico, i tifosi italiani si ammassano nell’angolo più lontano e basso del settore Z, schiacciati l’uno sull’altro contro il muro divisorio, dalla parte opposta alla curva del Liverpool.

Più in là il vuoto, che separa il settore Z dalla tribuna. Qualcuno riesce a saltare giù e a salvarsi. Altri restano schiacciati nella calca che si crea, visto l’arrivo in massa degli ultrà inglesi, che inseguono i sostenitori bianconeri. A un certo punto il muretto non regge il peso dei tifosi e crolla. È una strage. Molti tifosi volano di sotto o restano schiacciati, altri, feriti, periscono calpestati da altri tifosi in preda al terrore.

Mobilitato, un battaglione mobile della polizia belga giunge allo stadio dopo oltre mezzora, a disastro ormai avvenuto, quando l’impianto si è trasformato in un campo di battaglia. Dopo aver caricato i tifosi del Liverpool, le forze dell’ordine presidiano la curva bianconera, in quanto alcuni ultrà, avvisati dai sopravvissuti, che hanno trovato riparo nella curva opposta, vogliono vendicarsi e tentano di raggiungere la curva dei Reds.  

L’assenza nello stadio Heysel di un’unità di rianimazione impedisce che ai feriti vengano prestati gli opportuni soccorsi. Nella tragedia muoiono 39 tifosi, di cui 32 italiani, mentre i feriti, di varia entità, sono circa seicento.