6-giugno-1944

Il 6 giugno 1944, lo sbarco in Normandia

All’alba del 6 giugno 1944 cominciava una delle più vaste e complesse operazioni militari di sempre: lo Sbarco in Normandia. Il momento tanto atteso della liberazione dell’Europa continentale dal controllo nazista. Ma anche uno dei più ingenti spargimenti di sangue su militari e civili della Seconda Guerra Mondiale.

Nel gergo militare inglese, la D maiuscola di “D-Day” significa semplicemente “giorno”, il giorno stabilito per una missione. Il codice “D-Day”, quindi, era un’espressione generica che indicava l’inizio di una particolare manovra, e prima del 1944 venne usato in numerose altre occasioni. Dopo quella data si legò indissolubilmente allo Sbarco in Normandia, il cui segretissimo nome in codice era originariamente Neptune, parte della più grande Operazione Overlord. Per altri, D-Day significherebbe invece “Decision Day” (il giorno della decisione), o ancora, “Deliverance Day”, “giorno della liberazione”.

È noto che lo sbarco, previsto inizialmente per il 5 giugno 1944, fu rimandato per le pessime condizioni meteo sul canale della Manica. Ma i meteorologi britannici commisero comunque un colossale errore di valutazione, che avrebbe potuto ribaltare l’esito dell’operazione: ipotizzarono una tregua tra la tempesta del 5 giugno e quella successiva, che avrebbe aperto uno spiraglio di sereno per dare il via alla missione. Quella pausa non ci fu: durante lo sbarco si osservò solamente un leggero indebolimento dei venti, che consentì comunque di procedere con l’approdo delle navi.

Il successo degli alleati, quindi, fu anche merito dalla buona sorte. Fortunatamente i tedeschi avevano invece previsto correttamente l’andamento del meteo, e quindi non si aspettavano l’arrivo delle forze nemiche prima delle due settimane successive. Così lasciarono gran parte dei loro uomini nelle retrovie.

6 giugno 1944, foto storiche

Il fotoreporter ungherese Robert Capa fu uno dei pochi che riuscì a fissare sulla pellicola i momenti dello sbarco. In particolare, documentò con 106 scatti i drammatici momenti del secondo sbarco a Omaha Beach. Il reportage, considerato uno dei migliori servizi di guerra di tutti i tempi (ad esso si è ispirato anche Steven Spielberg in Salvate il soldato Ryan) andò in gran parte perduto a causa dell’errore di un tecnico alla camera oscura di Londra, dove i rullini furono inviati a sviluppare. Rimangono solo 11 scatti , “Magnificent Eleven“, non si sa se volutamente o accidentalmente sfocati. Capa in seguito affermò che la sfocatura fu una scelta voluta.