8-luglio-1978

L’8 luglio1978, l’elezione di Sandro Pertini

L’8 luglio 1978, venne eletto con 832, il settimo Capo dello Stato, Sandro Pertini. Ci vollero ben dieci giorni e sedici votazioni. “Un socialista al Quirinale” titolò Repubblica all’indomani.

Non era il favorito. Bettino Craxi, il segretario del Psi, gli preferiva Antonio Giolitti. Pertini aveva 81 anni ed era ritenuto anziano, indipendente, parecchio incontrollabile. Era soprattutto diverso.

Rappresentava tuttavia il galantuomo di cui un sistema alle corde aveva bisogno per tornare ad essere credibile. Sfiniti dai reciproci veti, grazie alla mediazione dei comunisti (Berlinguer era suo amico) e dei repubblicani di Ugo La Malfa, la Democrazia cristiana e il Partito socialista alla fine convennero sul suo nome.

La sua epica di eroe antifascista, “un partigiano come Presidente”, nella canzone di Toto Cotugno, fu un balsamo per la Repubblica. Tutto era precipitato nei mesi precedenti.

Lo Stato non era stato in grado di salvare il presidente della Dc, Aldo Moro, rapito dalle Brigate Rosse. Il predecessore di Pertini, Giovanni Leone, era stato costretto a dimettersi sull’onda di una campagna di stampa per un presunto ruolo nello scandalo Lockheed.

Non c’entrava nulla, ma questo si seppe solo dopo. La crisi economica mordeva. L’eroina mieteva vittime sempre più giovani. Al Sud si sparava nelle strade. Mesi prima Spiegel aveva fatto quella copertina con la pistola sugli spaghetti. “Muore ignominiosamente la Repubblica, ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani“, scrisse il poeta Mario Luzi.

Come si può vincere questa crisi di sfiducia che gli italiani hanno nei confronti delle istituzioni?” gli domanderà ancora Biagi.

Le istituzioni non sono una cosa astratta, sono rappresentative della classe dirigente, delle istituzioni. Il popolo italiano deve avere fiducia, altrimenti si fa del qualunquismo“, rispose Pertini.

Pertini è tuttora ricordato come un presidente carismatico e determinato. Storica la sua esultanza allo stadio Santiago Bernabéu di Madrid durante la finale del Mondiale vinto dall’Italia nel 1982. Memorabile anche la partita a carte sull’aereo di ritorno con il Ct Bearzot e il capitano Dino Zoff.

Il 29 giugno 1985, pochi giorni prima della scadenza naturale del suo mandato, si dimise dalla carica. Morì il 24 febbraio del 1990.