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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Alessandro di Fiesole

San Alessandro nacque a Fiesole da nobile famiglia, e fino dalla giovinezza fu al servizio della cattedrale, della quale fu nominato arcidiacono dal vescovo Leto. Alla morte di Leto, fu eletto vescovo della propria città, intronizzato e condotto a Roma per ricevere la consacrazione episcopale dal papa. Tornato a Fiesole, iniziò il suo ministero con grande zelo, ma in mezzo a grandi difficoltà.

La chiesa fiesolana, che già in passato aveva subito spoliazioni e rovine, soffriva in quel tempo per i soprusi dei feudatari fiesolani. Per rimediare a tanti mali Alessandro si portò nel’823 a Pavia dall’imperatore Lotario, che lo accolse benevolmente. Aderendo alle sue richieste, confermò a lui ed ai suoi successori i beni ingiustamente sottratti.

I signorotti fiesolani, venuti a conoscenza della cosa, gli corsero incontro col pretesto di congratularsi con lui. Lo attesero sulle rive del Reno, presso Bologna, e qui, fingendo di aiutarlo ad attraversare il fiume, lo gettarono nello stesso.

Il suo cadavere fu trasportato a Fiesole per essere sepolto nella cattedrale, che allora era fuori della città, ai piedi del colle. Ma, per ispirazione divina, fu portato, invece, entro le mura della rocca e inumato nell’unica chiesa ivi esistente, dedicata a San Pietro in Gerusalemme.

Per la santità della sua vita, per la nobiltà della causa per la quale egli morì e per i miracoli operati dopo la morte, Alessandro fu onorato dai fedeli come santo. A lui fu dedicata la chiesa, decorata del titolo di basilica, dove riposava il suo corpo.

Le sue ossa, il 25 marzo 1580, furono racchiuse in un pregevole sarcofago di marmo, nel quale si trovano ancora, fatto costruire dal vescovo Francesco Cattani da Diacceto. In suo onore fu fondata la chiesa parrocchiale (oggi prepositura) di Incisa in Val d’Arno.