San-Columba-di-Iona

La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Columba di Iona

San Columba, il più famoso dei santi scozzesi, era in realtà un irlandese nato a Gartan nella contea di Donegal. Aveva discendenza regale sia da parte paterna che materna. Il padre era pronipote di Nail dei Nove Ostaggi, grande feudatario d’Irlanda, mentre la madre discendeva da uno dei re di Leinster. San Columba fu battezzato con il nome di Colm, Colum o Columba, ma poi comunemente chiamato Columcille; Beda lo chiama Columcelli, nome composto da Columba e cella, un probabile riferimento alle tante celle o monasteri da lui fondati.

Si recò a studiare a Lcinster alla scuola di un anziano bardo, il mastro Gemman. Il suo nome è tradizionalmente associato a due famose scuole monastiche: quella di San Finnian di Molville e San Finnian di Clonard.

Si dice che San Columba fosse di statura gigantesca, con una voce “così potente che poteva essere sentita a distanza di un miglio“. Per quindici anni attraversò l’Irlanda predicando e fondando monasteri (i principali furono quelli di Derry, Durrow e Kells). Amava lo studio e andò incontro a molte difficoltà nella ricerca di manoscritti, tra i molti preziosi volumi che Finnian di Clonard aveva portato da Roma.

Avendolo saputo, Finnian pretese la trascrizione ma Columba si rifiutò di rendergliela. La diatriba fu portata davanti a re Diarmaid, che emise questa sentenza: “A ogni mucca il suo vitello, a ogni libro il suo libro-figlio“. San Columba dovette restituire anche la sua copia. San Columba ebbe una ragione più seria di conflitto con re Diarmaid: un uomo ferì mortalmente un avversario durante una partita di hurling, e cercò rifugio presso Columba; gli uomini del re lo strapparono però dalla protezione dell’abate e lo uccisero, violando così i diritti del luogo sacro.

Scoppiò una guerra tra il clan di Columba e i seguaci di Diarmaid, e nella battaglia di Cuil Dremne perirono tremila uomini; molte delle Vite irlandesi ritengono il monaco di Tona responsabile di questa carneficina. Al sinodo di Telltown passò un voto di censura nei suoi confronti, che avrebbe portato alla scomunica se non ci fosse stato l’intervento di San Brandano. I racconti tradizionali del motivo che spinse San Columba a lasciare l’Irlanda fanno riferimento a un senso di rimorso e al desiderio di espiare la sua colpa con l’esilio.

Non tutti i suoi biografi sottoscrivono però questa tesi; qualunue sia la ragione, egli e dodici compagni, tutti uniti da legami di sangue, presero il mare nel 561. A quell’epoca San Columba aveva circa quarant’anni. Raggiunsero terra nel giorno di Pentecoste in un’isola, che si trova di fronte alle coste dell’isola di Mull. Là cominciarono a costruire il monastero che sarebbe stato la casa di San Columba per il resto della sua vita, e che sarebbe divenuto famoso ovunque come Christendom.

Dieci anni dopo era di nuovo nella sua isola natale. Fissò però il suo quartier generale a Tona, dove conveniva molta gente per un aiuto spirituale o materiale. Visse in quel luogo in modo molto austero. Il giorno prima di morire stava copiando il salterio, e aveva scritto “Chi cerca il Signore non manca di nulla“. Quella notte, quando i monaci giunsero in chiesa per recitare il mattutino, trovarono il loro abate disteso davanti all’altare: egli fece un flebile tentativo di benedirli e poi morì.