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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Dionigi

San Dionigi nacque in Alessandria verso la fine del II sec. da genitori pagani. Stando alla sua stessa testimonianza, prima della conversione godeva di una condizione agiata. Giunto alla fede per la lettura di libri cristiani, fu discepolo di Origene, con il quale rimase sempre in buoni rapporti.

Nel 231-32 assunse la direzione del Didascalèion, succedendo ad Eraclas, divenuto vescovo. In quel tempo era già sacerdote, benché, come sembra, sposato e con figli. Nel 247, alla morte di Eraclas, San Dionigi divenne vescovo di Alessandria.

Il suo episcopato, che durò diciassette anni, fu funestato da tre persecuzioni. La prima, del 248, scoppiata ad Alessandria alla fine del regno di Filippo l’Arabo, che degenerò in guerra civile. La seconda, di Decio, che imperversò in tutto l’Impero. Infine, la terza, che scoppiò nel 257, sotto Valeriano. 

Appena pubblicato l’editto di persecuzione, il prefetto d’Alessandria, Sabino, fece cercare il vescovo dovunque, meno che nel suo palazzo, dov’era invece rimasto. La sera del quarto giorno, anche Dionigi si decise a fuggire. Arrestato dalle guardie imperiali, venne quasi subito liberato da una folla di contadini in festa, tra i quali erano capitati per puro caso. Tornò ad Alessandria alla fine del 251, dopo la morte di Decio.     

Durante la terza persecuzione, scoppiata nel 257. sotto Valeriano, San Dionigi venne esiliato a Kephro in Libia. Terminata anche questa persecuzione con la disfatta militare di Valeriano, rimasto prigioniero dei Persiani, poté rientrare nella sua città grazie ad un editto di Gallieno che nel 260 gli rendeva la libertà.

Non erano però finite le prove per il santo vescovo: ad Alessandria scoppiò una rivoluzione, ed egli si trovò tagliato fuori dalla comunità dei suoi fedeli, potendo comunicare con loro solo per lettera. Triste retaggio della guerra, poi, furono la carestia e la peste, che colmarono di dolore gli ultimi suoi giorni.

Mori in quello stesso anno “dodicesimo dell’imperatore Gallieno, dopo avere presieduto per diciassette anni, come vescovo, alla Chiesa di Alessandria”.