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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Doroteo di Tiro

San Doroteo è ricordato nel Martirologio Romano come colui che, dopo avere molto sofferto sotto Diocleziano, subì il martirio a centosette anni, verso il 362, sotto Giuliano l’Apostata. Ma tale personaggio costituisce, in realtà, un piccolo enigma dell’agiografia antica e davvero non si sa come giungere a conferirgli una consistenza sicura.

Eusebio parla di un Doroteo prete di Antiochia, dotto e apprezzato, nominato  vescovo a Tiro. Però, pur avendolo conosciuto di persona, mai afferma che si tratta di un martire. Ancora Eusebio parla di un Doroteo che non dice né vescovo né prete, bensì dignitario di corte, messo a morte sotto Diocleziano a Nicomedia, non identificabile dunque, col precedente.      

Tardivamente e malamente, sembra, Teofane (Chronographia, ed. Boor, I, 24) nel sec. IX riecheggia Eusebio parlando di un Doroteo vescovo di Tiro che soffrì sotto Diocleziano e in tarda età fu martirizzato sotto l’Apostata. Ma come accettare per certo un vescovo di Tiro di nome Doroteo mentre per il sec. IV la lista episcopale della città lo ignora e lo ignorano parimenti Eusebio e Girolamo?

I compilatori del Martirologio Romano preferiscono Eusebio a Teofane, dando a Doroteo il titolo di presbitero; ma, l’abbiamo visto, Eusebio non li conforta, poiché, pur parlando d’un presbitero, non afferma ch’egli fosse martire. Non è perciò da meravigliare che gli studiosi al presente siano divisi in due correnti: una, di quelli che ritengono verisimile l’esistenza di Doroteo vescovo; l’altra, di quelli che propendono a negarla.

Tra i primi sono da enumerare i Bollanditsi e G. Bareille ; tra i secondi, specialmente P. Batiffol e G. Bardy.