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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Efebo

San Efebo, conosciuto anche come Eufebio e chiamato dal popolo napoletano Eframo, III secolo – IV secolo, è stato un vescovo romano e compatrono di Napoli. Il nome greco Efebos, attesta l’esistenza dell’elemento greco accanto a quello romano nella primitiva Chiesa partenopea.

Di bell’aspetto fu un instancabile pastore e un indomito difensore della sua comunità ed alla sua persona vengono attribuiti numerosi miracoli.

La fama di Efebo come taumaturgo rimase legata alla sua chiesa estramurale e perdurava viva nel secolo X. Un agiografo napoletano vivente in quel tempo ne tramandò testimonianza, nella narrazione di tre miracoli operati da Efebo.

Nel 1530 la chiesa estramurale fu affidata ai Cappuccini, i quali eressero sull’arca una nuova chiesa dedicata alla Immacolata Concezione. Tutt’oggi la chiesa conserva il nome di San Eframo Vecchio.

I Cappuccini ne tennero sempre vivo il culto: nel novembre 1589 praticarono nella vecchia chiesa alcuni scavi e vi rinvennero tre corpi privi di testa. Li vollero identificare, con scarso fondamento, almeno per quanto riguarda gli ultimi due, con i vescovi Efebo, Fortunato e Massimo. Il fatto segnò un risveglio del culto verso Efebo.

Dal 1673 è anche compatrono della città di Napoli. Ogni cento anni lo celebra con una processione trasportando il suo busto d’argento dal Duomo di Napoli sino alla chiesa del rione a lui intestata.

Le Catacombe di San Efebo

Furono scoperte solo nel 1931 quando padre Antonio Bellucci iniziò degli scavi sistematici che portarono alla luce l’intero complesso cimiteriale. Furono conosciute quando lo stesso Bellucci ne diede notizia nell’opera “Atti del III Congresso internazionale di archeologia cristiana”, pubblicata nel 1934.

Delle Catacombe, a causa dell’inserimento di ambienti posteriori, è rimasto ben poco e purtroppo sono andate perdute le decorazioni e le iscrizioni.

Durante il XVI secolo furono aperte anche alcune cisterne, di notevole profondità, che distrussero diverse parti del cimitero. Fortunatamente si sono salvati un affresco raffigurante tre Santi, del VI secolo realizzato da un tale Agnese, e una statua di stucco di San Gennaro.