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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Paolino di Nola

San Paolino di Nola, ovvero Ponzio Anicio Meropio Paolino, nato nel 355 da un’illustre famiglia di senatori e consoli, era figlio del prefetto della Provincia d’Aquitania. Studiò legge e filosofia, e a 15 anni, dopo essersi trasferito a Milano, aveva già completato gli studi letterari. A poco più di vent’anni era tra i seicento senatori dell’Impero romano e nel 378, uscito di carica, gli spettava il governo di una provincia senatoria e scelse la Campania trasferendosi a Nola. A Cimitile, vicino a Nola, era venerato San Felice.

Prima di tornare in Aquitania il futuro San Paolino si tagliò la barba e la consacrò a San Felice, reputato martire, pur non avendo versato sangue, per come aveva accettato le sofferenze in vita. A Barcellona conobbe Therasia, una donna cristiana battezzata che sposò e lo guidò verso la conversione. Nel 389, a 35 anni circa, nella chiesa di Bordeaux, Paolino ricevette il battesimo dal vescovo Delfino.

Nel 393 San Paolino si trovava a Barcellona e, durante una celebrazione liturgica del Natale, i fedeli chiesero che diventasse Sacerdote. Decise di farsi ordinare presbitero. Dopo l’ordinazione, nel 394, partì per un viaggio in Italia dove conobbe Sant’Ambrogio. Durante una sosta in Toscana Paolino e la moglie decisero di dedicarsi totalmente alla vita monastica. San Paolino decise di stabilirsi a Nola.

Fondò un cenobio maschile e uno femminile, che si distinsero per l’intensa vita di preghiera e l’assistenza ai poveri. La moglie Therasia morì tra il 409 e il 414. Il 24 agosto del 410 Alarico I, re dei Visigoti, entrò in Roma e la saccheggiò. Paolo, vescovo di Nola, morì in quell’anno, proprio quando Alarico era alle porte della città.

Il popolo dei fedeli, invocò San Paolino come vescovo. Nola fu presa e devastata dai visigoti, e molti abitanti vennero fatti prigionieri. San Paolino vendette caritatevolmente tutti i suoi averi per riscattare i prigionieri. Quando non ebbe più niente, offrì la propria persona agli invasori per riscattare l’unico figlio di una vedova. A 55 anni, passò dall’essere sacerdote a essere vescovo e poi schiavo nel giro di un anno.

Sarà liberato insieme ad altri schiavi dopo che il suo padrone scoprì che era un vescovo cristiano. Morirà a Nola il 22 giugno 431. È considerato dalla Chiesa il patrono dei campanari “ad orbis“, poiché a lui è attribuita, per convenzione, l’invenzione delle campane come oggetto utilizzato in ambito ecclesiastico.