San-Romano-di-Condat

La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Romano di Condat

San Romano fondò assieme al fratello San Lupicino il monastero di Condat, quello di Lauconne, quello femminile di La Balme e quello di Romainmôtier. La sua vita si ispirò a quella dei Padri del deserto della Tebaide

I genitori lo mandarono a studiare nel monastero d’Ainay a Lione, dove fu allievo dell’abate Sabino. Presto desiderò vivere una vita da eremita, per poter realizzare meglio il suo ideale ascetico. All’età di 35 anni si ritirò quindi nelle foreste del Massiccio del Giura, in un luogo chiamato Condat, alla confluenza del fiume Tacon nel Bienne.

Visse da eremita, imitando i Padri del deserto della Tebaide. Aveva trovato riparo sotto un gran pino solitario, le cui fronde lo proteggevano dalle intemperie, nutrendosi di frutti selvatici e dissetandosi ad una fresca sorgente vicina.

Si era portato anche una vanga e delle sementi, che seminò ottenendo dei buoni raccolti, con i quali si sfamò. Dopo qualche anno lo raggiunse il fratello Lupicino, che era rimasto vedovo. Insieme vissero da eremiti ancora qualche anno fra digiuni e penitenze.

Gli inizi furono difficili, soprattutto per il clima freddo e umido del luogo, mentre quello del deserto della Tebaide dove si erano appartati i “Padri del deserto” era caldo e asciutto.

Dopo qualche anno, attratti dalla fama di santità che i pochi abitanti dei dintorni avevano propagato, accorsero altri giovani desiderosi di imitarli. Romano allora per ospitarli, nel 445 costruì il monastero di Condat e Lupicino, poco distante, quello di Lauconne.

Nei due monasteri vigeva una regola disposta da Romano e derivante da quella di san Basilio, di San Pacomio e da quelle vigenti nel monastero di Lerino di sant’Onorato di Arles.

Tutta la comunità si asteneva dal mangiare carne, in rare occasioni si alimentavano di latte e uova, si vestivano con pelli di animali e calzavano zoccoli. Qualche secolo dopo alle comunità fondate da Romano e Lupicino fu data la regola benedettina.

Si racconta che andando in pellegrinaggio sulla tomba di San Maurizio a Saint Maurice en Valais, Romano fu sorpreso dalla notte nei pressi di Ginevra, chiese allora ospitalità a due lebbrosi che vivevano in una capanna e che volevano respingerlo per non contagiarlo.

Al mattino i due lebbrosi si accorsero di essere guariti e si recarono a Ginevra a rivelare la loro guarigione. Poco dopo il suo ritorno a Condat, attorno al 460, San Romano morì.