San-Sebastiano

La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Sebastiano

San Sebastiano visse quando l’impero era guidato da Diocleziano. Oriundo di Narbona ed educato a Milano, fu istruito nei principi della fede cristiana.

Si recò poi a Roma, dove entrò a contatto con la cerchia militare alla diretta dipendenza degli imperatori. Divenuto alto ufficiale dell’esercito imperiale, fece presto carriera e fu il comandante della prestigiosa prima coorte pretoria, di stanza a Roma per la difesa dell’Imperatore.

Forte del suo ruolo, poté sostenere i cristiani incarcerati, provvedere alla sepoltura dei martiri e diffondere il cristianesimo.

La Passio racconta che un giorno due giovani cristiani, Marco e Marcelliano, furono arrestati su ordine del prefetto Cromazio. Il padre fece appello a una dilazione per convincere i figli a desistere e sottrarsi alla condanna.

I fratelli erano ormai sul punto di cedere quando Sebastiano fece loro visita persuadendoli a perseverare nella loro fede e a superare eroicamente la morte. Mentre dialogava con loro, il viso del tribuno fu irradiato da una luce miracolosa che lasciò esterrefatti i presenti, tra cui Zoe, la moglie di Nicostrato, muta da sei anni.

La donna si prostrò ai piedi del tribuno il quale, invocando la grazia divina, le pose le proprie mani sulle labbra e fece un segno di croce, ridonandole la voce. Il prodigio di Sebastiano portò alla conversione un nutrito numero di presenti.

Zoe col marito Nicostrato e il cognato Castorio, il prefetto romano Cromazio e suo figlio Tiburzio. Cromazio rinunciò alla propria carica di prefetto e si ritirò con altri cristiani convertiti in una sua villa in Campania.

Quando Diocleziano, che aveva in profondo odio i fedeli a Cristo, scoprì che Sebastiano era cristiano e lo condannò a morte. Fu legato ad un palo in un sito del colle Palatino, denudato, e trafitto da tante frecce in ogni parte del corpo.
I soldati, al vederlo morente e perforato dai dardi, lo credettero morto e lo abbandonarono sul luogo affinché le sue carni cibassero le bestie selvatiche.

Santa Irene andò a recuperarne il corpo per dargli sepoltura, si accorse che era ancora vivo, per cui lo trasportò nella sua dimora e prese a curarlo. Sebastiano, prodigiosamente sanato, decise di proclamare la sua fede al cospetto dell’imperatore che gli aveva inflitto il supplizio. Sorpreso alla vista del suo soldato ancora vivo, Diocleziano diede freddamente ordine che Sebastiano fosse flagellato a morte, castigo che fu eseguito nel 304.