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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di Sant’Aldo

Poco o nulla si conosce di Sant’Aldo, sicuramente dal toponimo di origine longobarda. E’ sconosciuta la sua data di nascita e la sua vita si fa risalire vagamente all’VIII secolo.

Si ritiene che Sant’Aldo abbia condotto la sua vita di monaco eremita prima nei dintorni di Bobbio, dove probabilmente divenne monaco, e poi di Carbonara al Ticino di Pavia.

La tradizione lo vuole Sant’Aldo carbonaio, una attività che poco si concilia con il concetto di eremita dei nostri giorni. Ma essa ben si sposa con la tradizione dei monaci irlandesi dell’Ordine di San Colombano, che li voleva ritirati dal mondo per la contemplazione ma poi presenti con un lavoro concreto che permetteva loro di guadagnarsi da vivere con il sudore della fronte.

Dopo la sua morte venne eretto un oratorio dedicato a suo nome, documentato nell’VIII secolo e che raccolse le spoglie del santo per un lungo periodo. Di sicuro si conosce il suo luogo di sepoltura, da prima il suo corpo passò dalla chiesa di San Colombano Maggiore a Pavia, per poi passare dalla Cattedrale e giungere infine nella Basilica di San Michele Maggiore sempre a Pavia.

La definitiva collocazione del corpo sembra esservi nel 1573, quando si fa menzione dell’urna di destra che custodisce il corpo nell’altare maggiore della basilica di S. Michele di Pavia, adiacente alle urne dei vescovi Ennodio e Eleucadio.

La presenza del suo nome nel Martirologio benedettino ne fa presupporre il suo legame con l’Abbazia di San Colombano di Bobbio, fondato da San Colombano nel 614, la cui regola prevedeva sia la vita cenobitica comunitaria, che quella eremitica.

Dapprima forse nelle selve sui monti di Bobbio e poi sicuramente vide la sua presenza nella selva carbonaria di Carbonara al Ticino che nel 1083 passò ai canonici regolari di S. Croce di Mortara.