Sant'Ignazio

La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di Sant’Ignazio di Antiochia

Sant’Ignazio, soprannominato Teoforo, portatore di Dio, abbracciò la fede per opera degli apostoli è particolarmente di San Giovanni, di cui fu discepolo prediletto. Ricevuta la sacra ordinazione, si distinse per le sue rare doti apostoliche, per cui gli Apostoli lo consacrarono vescovo d’Antiochia. Fu pieno di Spirito Santo e la parola di lui era dai fedeli accolta quale oracolo del cielo.

Zelantissimo pastore e padre di anime, ebbe molto da combattere contro la perfidia dei Giudei e il furore dei pagani; ma col digiuno, preghiera e soda dottrina che possedeva, riuscì a dissipare le tenebre dell’errore e dell’eresia. Anelava al martirio e l’ora giunse quando infierì la persecuzione di Traiano, che conoscendo la fiorente Chiesa di Antiochia, venne col proposito di fare strage del pastore e del gregge.   
  
Traiano pronunciò l’ingiusta sentenza: “Comandiamo che Ignazio, il quale si gloria di adorare il Crocifisso, venga legato, condotto a Roma e dato in pasto alle fiere, dopo aver servito come trastullo della plebe”.  Il Santo Vescovo ringraziò il tiranno e, legato, partì per Roma scortato da soldati che lo tormentarono in tutte le maniere. Passando per le città d’Asia e della Grecia, edificò le varie comunità cristiane colla parola e coll’esempio d’invitto coraggio.

Durante il viaggio scrisse sei lettere ai Cristiani di Efeso, di Magnesia, di Smime, di Traila, incitando tutti a rimanere fermi nella fede. Scrisse anche una lettera ai Romani, dai quali temeva, per l’affetto che gli portavano, che gli impetrassero la liberazione.

Le sue lettere esprimono calde parole d’amore a Cristo e alla Chiesa. Appare per la prima volta l’espressione “Chiesa cattolica“, che è ritenuta un neologismo creato da lui. Le Lettere di Sant’Ignazio sono una finestra aperta per conoscere le condizioni e la vita della chiesa del suo tempo. In particolare appare per la prima volta nelle sue lettere la concezione tripartita del ministero cristiano: vescovo, presbiteri, diaconi.

Giunse a Roma l’anno 107 e, gettato nell’anfiteatro, le fiere lo sbranarono. Le sue reliquie furono portate ad Antiochia.