San-Marcellino

La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Marcellino

Su San Marcellino abbiamo informazioni biografiche molto scarse. Visse certamente nel VI secolo, nacque probabilmente in Africa ed apparteneva ad una famiglia patrizia. Sappiamo da alcune fonti che San Marcellino divenne vescovo della città di Ancona durante il pontificato di Virgilio I, pertanto intorno alla metà del VI secolo. Non sappiamo molto altro, a parte del miracolo del salvataggio della città di Ancona, da un incendio che minacciava di distruggerla completamente.

Si racconta che un grande incendio divampò un giorno ad Ancona, minacciando di distruggerla del tutto, anche perché i suoi abitanti, nonostante facessero il possibile, non riuscivano in nessun modo a domare le fiamme. San Marcellino chiese di essere accompagnato nel punto in cui le fiamme erano più forti. Una volta arrivato sul posto, il fuoco iniziò a ritirarsi fin quando non scomparve del tutto.

Alla memoria del vescovo è legato un importante libro liturgico, che egli, stando alla tradizione, avrebbe tenuto in mano al momento di operare il miracolo. Si attribuisce al contatto delle fiamme la consumazione e l’annerimento ai margini dei fogli in pergamena.

Certo è che, San Marcellino, è stato considerato ab immemorabili come preziosa reliquia del santo e come tale fu usato a lungo, non solo a scopi liturgici, ma anche come oggetto sacro, che i fedeli, desiderosi di grazie, toccavano e baciavano; e questa forse potrebbe essere la ragione più plausibile del suo grave deperimento.

In realtà si tratta di un documento liturgico, d’inestimabile valore storico, culturale e artistico. I fogli superstiti riordinati, grazie al restauro curato dalla Biblioteca Vaticana nel 1910 per interessamento dell’allora titolare, monsignor Achille Ratti, contengono vari passi dei Sinottici, da leggersi nelle domeniche e festività dell’anno e sono in caratteri onciali con brevi didascalie in scrittura longobarda. Le lettere iniziali presentano tracce di miniatura in giallo oro.