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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa San Mario

San Mario, nobile signore che, dalla Persia, decise di recarsi Roma, assieme a tutte la sua famiglia, composta dalla moglie Marta e dai figli Audiface e Abaco. Tale scelta venne presa per venerare le reliquie dei martiri, come facevano in quei tempi molti cristiani.

La famiglia di Mario, aiutata dal sacerdote Giovanni, fu molto attiva nel seppellire lungo la via Salaria i corpi di oltre 260 martiri cristiani, che erano stati uccisi in aperta campagna.       

Scoperti dai persecutori furono interrogati dal prefetto Flaviano e dal governatore Marciano. Rifiutarono di abiurare e di offrire sacrifici agli idoli pagani e furono condannati a morte: Mario e i figli furono giustiziati lungo la via Cornelia; la moglie Marta, fu annegata in uno stagno poco distante.

Si sa che una matrona romana, Felicita, diede loro sepoltura in un suo possedimento, lungo la stessa via, al tredicesimo miglio. Qui sorse una chiesa di cui esistono tuttora i ruderi e che nel medioevo era meta di molti pellegrinaggi.

Verso la fine del Settecento, fu presentata una richiesta di edificare una nuova chiesa capace di ospitare in maniera “decorosa” i Santi Martiri Mario, Marta, Audiface e Abaco. Nel 1789, per volere di Papa Pio VI, fu inaugurata la nuova chiesa progettata dall’insigne Architetto Virginio Bracci.    

La tradizione più nota su vita e martirio di questi santi è un racconto che ci pone di fronte alla figura reale di questi martiri. Il racconto fu scritto da San Giovanni Bosco, con l’obiettivo di ravvivare ulteriormente la venerazione di San Mario e dei suoi familiari.

Il culto di San Mario è diffuso in tutta l’Italia, ma in modo particolare a Roma. Le loro reliquie si venerano in una urna posta sotto l’altare maggiore della chiesa di San Giovanni Calibita sull’Isola Tiberina.