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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Sila

San Sila è citato nel Nuovo Testamento, dove si parla di lui per la prima volta, in particolare negli Atti degli Apostoli, quando è scelto assieme a Giuda chiamato Barabba per portare una lettera degli apostoli e degli anziani radunati a Gerusalemme ai gentili di Antiochia, Siria e Cilicia. Al loro arrivo ad Antiochia, Giuda e Sila “essendo anch’essi profeti, parlarono molto per incoraggiare i fratelli e li fortificarono”. Vi trascorsero un po’ di tempo e poi ritornarono a Gerusalemme.

Per San Luca, autore degli Atti, Gerusalemme aveva una parte importante nel piano della salvezza: l’evangelizzazione doveva partire dalla Città Santa. In questo contesto l’impiego di Sila, un giudeo, per portare l’insegnamento degli apostoli al mondo dei gentili ad Antiochia, con buoni risultati, ben si adattava allo schema teologico generale di Luca, che lo ritrae come “un cristiano giudeo con una buona posizione nella direzione della Chiesa di Gerusalemme, un rappresentante approvato, aperto alla missione presso i gentili, ed efficace in una Chiesa di gentili“.

Successivamente, quando Paolo discusse con Barnaba, e portarono avanti missioni separate, Paolo scelse Sila come compagno in Siria e Cilicia. Entrambi furono imprigionati a Filippi, accusati di aver causato disordine in città, e flagellati, ma durante la notte furono liberati miracolosamente. È evidente da questa narrazione che Sila, come Paolo, era un cittadino romano, pertanto avrebbe dovuto essere loro risparmiata la flagellazione.

All’arrivo del gruppo a Berea ci furono altri problemi, e Paolo partì segretamente per Atene, con l’ordine per Sila e Timoteo di raggiungerlo al più presto. Poi si incontrarono di nuovo a Corinto. Fu da Corinto che Paolo scrisse entrambe le sue lettere ai Tessalonicesi, in cui fa riferimento a Sila con il suo nome romano, Silvano.

Successivamente, quando Paolo discusse con Barnaba, e portarono avanti missioni separate, Paolo scelse Sila come compagno in Siria e Cilicia. Entrambi furono imprigionati a Filippi, accusati di aver causato disordine in città, e flagellati, ma durante la notte furono liberati miracolosamente. È evidente da questa narrazione che Sila, come Paolo, era un cittadino romano, pertanto avrebbe dovuto essere loro risparmiata la flagellazione.

Sila fu uno dei primi importanti missionari cristiani, tenuto in gran considerazione da San Pietro e da San Paolo. Secondo la tradizione, Sila morì in Macedonia; alcune Chiese orientali affermano che fu vescovo di Corinto. Alcuni Padri hanno fatto distinzione tra Sila e Silvano, e sostengono che il primo era vescovo di Corinto e il secondo di Tessalonica.