San-Simmaco

La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Simmaco

San Simmaco, di origine sarda e precedentemente pagano, svolgeva il ministero di diacono a Roma quando fu eletto nel 498, come successore di papa Anastasio I. Lo stesso giorno dell’elezione di Simmaco nella basilica del Laterano, un gruppo di aristocratici favorevoli alla Chiesa orientale, e una parte del clero che li sosteneva, elesse papa, a Santa Maria Maggiore, Lorenzo.

Lorenzo era appoggiato dalla maggior parte dei senatori e in particolare dal loro capo, Festo, sostenitore dell’imperatore. I partiti rivali a Roma formarono alcune fazioni che causarono gravi violazioni dell’ordine pubblico e minacciarono la distruzione della città e della Chiesa.

Simmaco e Lorenzo si appellarono a re Teodorico di Ravenna, perché risolvesse la disputa, e questi decise a favore di Simmaco, in base al fatto che i suoi sostenitori erano più numerosi. Simmaco immediatamente convocò un sinodo a Roma, in cui si bandì qualsiasi discussione sulla successione del papa mentre quest’ultimo era ancora in vita. Si decretò la possibilità per il papa di nominare un suo successore.

Nel caso ciò non fosse avvenuto prima della sua morte, sarebbe stato compito del clero eleggere il nuovo pontefice, ma i laici non avrebbero potuto partecipare. Lorenzo accettò la decisione, e fu nominato vescovo di Nocera, in Campania.

Il sinodo si concluse nel 502 e si pronunciò in favore di Simmaco, giacché, essendo papa, “nessuna corte umana avrebbe potuto giudicarlo, solo Dio”. Ancora una volta, Simmaco convocò subito il proprio sinodo ed emise un decreto che proibiva qualsiasi alienazione delle proprietà della Chiesa da parte di un papa.

Con ciò sperava di evitare che i laici fossero ricompensati per il loro appoggio, e di ridurre perciò la loro interferenza. Avrebbe dimostrato inoltre di essere innocente, in merito alle accuse che gli erano state mosse.

Il re, non contento dell’assoluzione di Simmaco, e bendisposto verso l’Oriente in quel momento, incoraggiò Lorenzo a ritornare a Roma, dove fu papa per quattro anni in Laterano, mentre Simmaco dovette restare in San Pietro.

Durante questo periodo si diffusero dei “falsi simmachiani“, che tentavano di dimostrare con falsi documenti che il papa non era soggetto al giudizio umano. Alla fine, nel 506, Teodorico pose fine alle divisioni politiche a Roma, riconoscendo l’innocenza di Simmaco, e ordinando a Festo e ai suoi seguaci di restituirgli il controllo di Roma.

Reintegrato nel suo incarico, Simmaco esercitò vigorosamente il suo ministero, espellendo i manichei da Roma, inviando ricche donazioni alle vittime della persecuzione ariana in Africa, e pagando il riscatto per i prigionieri catturati nelle guerre italiane.

Fece costruire e restaurare numerose chiese a Roma. Ampliò gli edifici di San Pietro, per creare una residenza per il papa, e servizi per i pellegrini. Fu il primo papa a mandare il pallium a un vescovo non italiano.

Tentando di sanare la frattura tra le due Chiese, l’imperatore Anastasio I invitò Simmaco a presiedere un concilio a Eraclea, per sistemare la questione delle differenze dottrinali che stavano dividendo la Chiesa orientale, ma Simmaco era già morto, il 19 luglio 514, quando l’invito raggiunse Roma.

Simmaco fu sepolto nell’atrio di San Pietro.