San-Tito-Brandsma

La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Tito Brandsma

San Tito Brandsma, al secolo Anno Sjoerd Brandsma, nacque il 23 febbraio 1881 nella provincia della Frisia, nei Paesi Bassi, da una famiglia di agricoltori fermamente cattolici, pur vivendo in una regione che era per la maggior parte calvinista.

Tre delle sue quattro sorelle diventarono monache, e il suo unico fratello sacerdote francescano. Anno ricevette una buona istruzione, rivelando una particolare abilità nella filosofia e nelle lingue, e conseguì la laurea in filosofia a Roma.

Si disse che, quando annunciò la sua intenzione di diventare carmelitano, la sola obiezione dei suoi genitori fu che avrebbero preferito diventasse francescano, ma egli rimase fermo nella sua decisione e ricevette l’ordinazione sacerdotale come carmelitano nel 1905, con il nome di Tito.     

Al suo ritorno nei Paesi Bassi, insegnò filosofia nel seminario carmelitano di Oss, per quindici anni, durante i quali fu molto attivo nelle questioni che riguardavano i cattolici.

Fondò una rivista di devozione mariana, pubblicò un giornale locale, istituì una biblioteca pubblica cattolica e un liceo scientifico, oltre a intraprendere la traduzione in olandese delle opere di Santa Teresa d’Avila.

Nel 1923, divenne professore di filosofia e di storia del misticismo all’università cattolica di Nimega, incarico che svolse per diciannove anni. Il misticismo diventò il suo argomento di studio preferito, perciò fondò un istituto per la mistica olandese,  organizzando tre congressi internazionali su tale argomento.  

Divenne ben presto una figura nazionale, grazie al contributo offerto a riviste e giornali, assistente ecclesiastico dei giornalisti cattolici olandesi. Inoltre, fu magnifico rettore dell’università per un mandato, dal 1932 al 1933.   

Oltre ai suoi impegni ufficiali, San Tito promosse l’unità cristiana, e cercò di far riconoscere ufficialmente la lingua frisone; fu inoltre cappellano volontario in una casa di riposo per anziani, dove celebrava la Messa ogni domenica.

Dopo l’invasione dei Paesi Bassi all’inizio della seconda guerra mondiale, San Tito credeva fosse suo dovere pubblicare alcune direttive sui giornali olandesi sul modo di affrontare il nemico. Difese le scuole cattoliche dagli attacchi dell’autorità occupante.

I nazisti, che lo chiamavano “quel piccolo frate pericoloso“, lo arrestarono subito dopo la sua dichiarazione ai giornalisti cattolici. Tito trascorse alcuni mesi in varie prigioni, durante i quali scrisse una biografia di Santa Teresa d’Avila, e tenne un diario.

Era rinchiuso nel campo di concentramento solo da cinque settimane, e già aveva influenzato profondamente gli altri detenuti, sopportando le percosse senza lamentarsi, e cercando di nuovo di convincerli a pregare per i loro persecutori.

I lavori forzati lo stremarono perciò fu trasportato all’ospedale del campo; dopo essere stato sottoposto, come cavia, ad alcuni esperimenti, fu ucciso con un’iniezione letale il 26 luglio 1942, poi cremato.