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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Bacolo

San Bacolo nacque a Napoli nel VII secolo, e abbracciata la vita religiosa, per la pietà dei costumi e la discreta cultura, fu acclamato vescovo di Sorrento. In realtà una data più di ogni altra potrebbe essere usata come spartiacque della vita del vescovo Bacolo: il 660. Secondo il Capasso, sulla base di un’attenta lettura dell’omelia medievale, Bacolo assunse il vescovado di Sorrento proprio nel 660.

Comunque, al di là delle visioni controverse, San Bacolo fu uno dei primi patroni della chiesa sorrentina. Il suo corpo, come spesso accadeva per le persone morte in “concetto di santità” fu seppellito all’interno delle mura urbiche di Sorrento, come difesa soprannaturale in un periodo politicamente convulso e turbolento.

Non a caso San Bacolo, insieme agli altri tre vescovi e compatroni sorrentini e al protettore principale Sant’Antonino, fu invocato dalla flotta sorrentina che nel 849, sulle coste laziali, sbaragliò le flotta saracena che voleva saccheggiare Roma.

Fu tanta la devozione che ispirava, nel 1100, sulla moneta coniata dal Ducato Sorrentino era raffigurata proprio la sua immagine (un vegliardo con una folta barba e i paramenti vescovili). Dopo il trasferimento del suo corpo nella chiesa di San Felice, che dunque adottò anche il suo nome, San Bacolo visse un nuovo rifiorire del suo culto nel corso dell’età moderna.

La nobile famiglia Brancaccio, di origine napoletana, iniziò a vantarlo come suo antenato, tanto da donare un’urna per conservarne le reliquie, su cui fece incidere il suo stemma: “quattro branche di leone disposte in fascia”.

Inoltre a suo nome era intitolata la porta occidentale che permetteva l’accesso all’interno della mura sorrentine: per intenderci la via che conduce a Massa Lubrense, nei pressi dell’attuale ospedale. Oggi il culto verso San Bacolo sta vivendo un nuovo successo.