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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Caio di Milano

San Caio, secondo una leggenda milanese del XI secolo, contenuta nella Datiana historia, sarebbe stato discepolo di San Barnaba e vescovo di Milano per ventidue anni, dal 63 all’85. Secondo il Savio, San Caio appartenne alla gens Valeria, cospicua famiglia di Milano, una delle prime convertitasi al cristianesimo

Avrebbe operato numerose conversioni, tra le quali quelle di San Vitale, di sua moglie Valeria e dei figli Gervasio e Protasio, martirizzati durante la persecuzione di Nerone.

Nel quinto anno del suo episcopato San Caio si sarebbe recato a Roma per rendere visita di omaggio agli apostoli Pietro e Paolo, ma, durante il viaggio, per arcana intuizione, seppe che essi erano stati uccisi.

La sede dell’attività apostolica del vescovo è collocata presso la basilica di Sant’Eustorgio, mentre il suo giorno emortuale è indicato al 31 dicembre. San Caio sarebbe stato sepolto nel giardino di un certo Filippo, facoltoso signore milanese da lui convertito al cristianesimo, nel quale era stato aperto un cimitero per i cristiani poveri. 
       
In realtà, però, San Barnaba non si recò mai a Milano e, del resto, Caio fu vescovo della città tra la fine del II secolo e l’inizio del III, succedendo al primo vescovo Sant’Anatalone.

Gli antichi cataloghi milanesi, inoltre, lo dicono morto il 26 settembre e sepolto o presso la basilica di San Babila, ad Concilia Sanctorum, o nella basilica di San Nabore, poi demolita, nei pressi della basilica di Sant’Ambrogio.

Il Liber notitiae sanctorum Mediolani, invece, ricorda la morte di San Caio al 27 settembre, data della attuale celebrazione liturgica. Nel 1571 San Carlo Borromeo curò la ricognizione delle reliquie di San Caio, che riposano ora in Sant’Ambrogio