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La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Alberico

San Alberico visse nella prima metà del XI secolo e, secondo la tradizione appartenne ad una nobile e ricca famiglia di Ravenna. Da giovane si votò ad una vita eremitica fatta di rigorosa penitenza, preghiera e contemplazione, dimorando a Valle Sant’Anastasio presso San Marino; in questo luogo, si racconta, che fece scaturire una fonte di acque salutari, tuttora esistente.

Poi abitò per qualche tempo nell’eremo di Ocri in diocesi di Sarsina (Forlì), eretto da San Pier Damiani. Da qui passò a condurre sempre una vita eremitica, in una località detta Balze, situata in una profonda gola sul Monte Fumaiolo. Qui visse in perfetta solitudine per molti anni, finché lo colse la morte verso il 1050. L’eremo che poi prese il nome di “Celle di San Alberico”, dopo la sua morte fu abitato da più eremiti dell’Ordine Camaldolese.     

La prima memoria certa del suo culto risale al 1300, quando nel timore che i Fiorentini potessero impossessarsi del corpo, questo fu trasferito di nascosto nella chiesa dell’abbazia benedettina di Valle Sant’Anastasio e tumulato in una parete.

Casualmente fu ritrovato nel 1640 dal vescovo Consalvo Durante ed esposto alla venerazione dei fedeli nell’altare della Madonna del Rosario. Il vescovo Bernardino Bellucci, nel 1698 lo fece collocare in un nuovo altare dedicato appunto a San Alberico, dove tuttora.

Il santo eremita, che già in vita operava molti prodigi, è invocato dai pellegrini che salgono all’Eremo, contro le malattie addominali e le ernie dei bambini. In questi secoli è continuato l’avvicendarsi degli eremiti, che sia pure a fasi alterne, hanno fatto funzionare l’eremo e la chiesetta annessa, accogliendo ed assistendo i pellegrini devoti del santo. San Alberico è celebrato il 29 agosto, come data probabile della sua morte.