San-Francesco-Borgia

La Chiesa solennizza in questo giorno la festa di San Francesco Borgia

San Francesco Borgia, nato in Spagna nel 1510, smentì la mala fama che la propria potente famiglia si era acquistata in epoche precedenti. Infatti, pur avendo posizione mondana elevata e vita pubblica movimentata, egli riuscì a raggiungere, attraverso disparate vicende, la pienezza di una santità priva di ogni sospetto.  

Il padre volle fare di lui un perfetto uomo di mondo, schernendo le sue inclinazioni religiose. E il ragazzo imparò le norme cavalleresche, ma studiò anche la filosofia; maneggiò le armi, ma non trascurò i libri; fu paggio presso la Corte imperiale, ma si fece terziario francescano. 

La sua carriera fu brillante e movimentata. Era benvoluto da Isabella di Portogallo e dal marito Carlo V, il potentissimo Imperatore sui cui Regni “non tramontava mai il sole“. Egli lo nominò marchese di Lombai; ella gli dette in sposa Leonora di Castro, dalla quale ebbe otto figli. Fu eletto Gran Cavallerizzo dell’Imperatore e Grande Scudiero dell’Imperatrice.

L’erede, Filippo 11, lo ebbe come amico e confidente. Viaggiava in portantina, leggendo però San Paolo e Giovanni Crisostomo. Impartiva lezioni di cosmografia all’Imperatore, che poi accompagnò in una guerra contro i Francesi.

Ammalatosi e creduto in punto di morte, quando guarì prese l’abitudine alla Confessione e alla Comunione frequenti. Fu spinto verso una maggiore chiarezza spirituale dalla perdita della protettrice, l’Imperatrice Isabella, e dalla vista del suo volto decomposto dalla morte. Trovò allora una saggia e sicura guida spirituale nel Beato Giovanni d’Avila.      

Proprio in quel tempo giungeva al culmine della sua carriera, con la nomina a Viceré di Catalogna. Per quattro anni si adoperò faticosamente per mutar volto a quella provincia, inquieta e ribelle, perché povera e mal governata.

E quando, nominato Gran Maggiordomo e Consigliere di Stato, avrebbe potuto godere tranquillamente l’alta posizione, ritirandosi nel suo Ducato di Gandia, Ia morte dell’ancor giovane moglie lo spinse a quel passo che pose fine in modo imprevisto alla sua fortunata vicenda mondana.     

Entrò nella Compagnia fondata da pochi anni dal conterraneo Ignazio di Loyola, e nel 1548 pronunziò i voti solenni. Considerando la sua eccezionale personalità, il Papa gli permise di restare nel mondo, per occuparsi dei figli del suo Ducato. Ma due anni dopo, Francesco Borgia rinunciò solennemente ai beni e alle cariche.       

Avrebbe aspirato ad una vita ritirata e contemplativa, ma era una carta troppo importante per il giovane Ordine. Per obbedienza,- accettò perciò gli incarichi più laboriosi e impegnativi, e non deluse le speranze che la Compagnia riponeva in lui.   

Con la sua saggezza, l’ammirazione di cui godeva, e l’aiuto di doni soprannaturali, Francesco Borgia con-tribuì all’espansione europea, anzi mondiale, della Compagnia di Gesù, preparando il rinnovamento cattolico della seconda metà del secolo.       

Fu terzo Generale della Compagnia dopo Sant’Ignazio. Ne rinnovò le Costituzioni e ne fissò le pratiche spirituali. A Roma, fondò i principali Istituti dell’Ordine in rapido accrescimento.

E viaggiò infaticabilmente fino alla vigilia della morte, venerato ambasciatore di carità e di concordia, autorevole consigliere di Imperatori, Re e Principi, per tornare finalmente a morire nella sua cella romana, nel 1572, riscattando il nome della famiglia dei Borgia con una gloria senza confini.