Garlasco, la svolta che riapre lo scontro: «L’impronta non è di Sempio». Ecco cosa potrebbe succedere adesso
Il caso Chiara Poggi torna al centro dell’attenzione. La difesa di Andrea Sempio deposita nuove consulenze su scarpe, impronte e dinamica del delitto. Ma la Procura di Pavia ha una lettura diversa degli indizi. Ora si apre una fase decisiva per il futuro dell’inchiesta.
GARLASCO, 18 OTTOBRE 2026 – Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco continua a dividere investigatori, consulenti e opinione pubblica.
Quando sembrava che ogni dettaglio fosse già stato esaminato, nuove analisi riportano l’attenzione su alcuni degli elementi più discussi della scena del crimine: un’impronta di scarpa, una traccia sul muro e gli accertamenti genetici.
Nelle ultime ore, la difesa di Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia, ha depositato una serie di consulenze che contestano la ricostruzione accusatoria.
Una mossa che riaccende il confronto su un caso giudiziario già segnato da una condanna definitiva: quella di Alberto Stasi.
Ma che cosa sostengono esattamente i nuovi documenti? E quali potrebbero essere le conseguenze?
Il nodo della scarpa: una taglia 40 contro un 44
Uno dei punti più importanti riguarda l’orma di una scarpa rinvenuta nella villetta di via Pascoli, dove Chiara Poggi venne uccisa il 13 agosto 2007.
Secondo i consulenti della difesa di Sempio, quella traccia sarebbe riconducibile a una calzatura di misura intorno al 40.
Andrea Sempio, sostengono i suoi legali, calzava invece il 44 già all’epoca del delitto.
Una differenza che, secondo la difesa, renderebbe incompatibile il piede dell’indagato con l’orma esaminata.
È questo il punto su cui si concentra una delle contestazioni più forti della difesa.
Ma attenzione: si tratta delle conclusioni dei consulenti di parte, non di un accertamento giudiziario definitivo.
La Procura di Pavia, nella comunicazione relativa alla chiusura delle indagini del 28 settembre, aveva invece riferito valutazioni tecniche secondo cui una scarpa modello Frau numero 42 risultava compatibile con le misure del piede di Sempio.
Due letture differenti che potrebbero diventare centrali nell’eventuale confronto davanti a un giudice.
L’impronta 33: la difesa contesta l’attribuzione
Un altro elemento discusso è la cosiddetta impronta 33, individuata sul muro della scala che conduce alla cantina della villetta.
Secondo le nuove consulenze depositate dai legali, la traccia non sarebbe attribuibile ad Andrea Sempio e non conterrebbe sangue.
Anche in questo caso, la posizione difensiva si contrappone alle valutazioni investigative che hanno contribuito alla nuova inchiesta.
La questione è delicata: stabilire a chi appartenga una traccia, quando sia stata lasciata e quale significato abbia rispetto al delitto richiede verifiche tecniche rigorose.
Un’impronta può essere importante, ma il suo valore dipende dal contesto e dalla solidità degli accertamenti.
Il DNA e la dinamica dell’omicidio
Le consulenze depositate dalla difesa affrontano anche il tema del materiale genetico e della dinamica dell’aggressione.
Secondo quanto riportato dalla stampa, i consulenti contestano la possibilità di collegare Sempio al DNA trovato sulle unghie della vittima.
Viene inoltre messa in discussione la possibilità di stabilire con precisione quanto tempo Chiara Poggi sia sopravvissuta dopo l’aggressione.
Sono questioni sulle quali le valutazioni tecniche possono incidere profondamente nella ricostruzione giudiziaria, ma sulle quali non è corretto trarre conclusioni definitive prima del confronto tra le parti.
Alberto Stasi è già stato condannato: perché si indaga ancora?
È la domanda che molti italiani continuano a porsi.
Per l’omicidio di Chiara Poggi esiste una condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi, pronunciata al termine di un lungo percorso giudiziario.
La nuova inchiesta su Andrea Sempio, tuttavia, ha riportato sotto esame reperti e circostanze del delitto.
La presenza di una nuova indagine non annulla automaticamente la condanna di Stasi.
Allo stesso modo, il fatto che Sempio sia indagato non significa che sia colpevole.
La posizione di ogni persona coinvolta deve essere valutata secondo le prove e le garanzie previste dalla legge.
Cosa succede adesso?
Con il deposito delle consulenze difensive, il confronto si sposta nuovamente sulle decisioni della Procura di Pavia.
I magistrati dovranno valutare il materiale raccolto e stabilire i successivi passaggi processuali.
Tra gli sviluppi possibili c’è una richiesta di rinvio a giudizio, che aprirebbe la strada a un’udienza preliminare.
Non significa, però, che il processo sia già stato disposto.
I legali di Sempio hanno ribadito la convinzione che le nuove analisi siano favorevoli al loro assistito.
Dall’altra parte, l’impostazione dell’inchiesta della Procura rimane distinta dalle conclusioni presentate dalla difesa.
La vera domanda è se e come queste valutazioni contrastanti verranno esaminate in contraddittorio.
Diciannove anni di domande, ma al centro resta Chiara Poggi
Il caso Garlasco è diventato uno dei procedimenti giudiziari più seguiti e discussi d’Italia.
Ogni nuova perizia, ogni dichiarazione e ogni documento alimentano il dibattito pubblico.
Ma dietro le ricostruzioni televisive e gli scontri tra consulenti resta un fatto che non dovrebbe mai passare in secondo piano.
Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi, una giovane donna di 26 anni, venne uccisa nella propria abitazione.
La sua famiglia ha attraversato quasi due decenni di dolore, indagini e processi.
La ricerca della verità richiede rigore, rispetto delle persone coinvolte e prudenza nel distinguere ciò che è dimostrato da ciò che resta controverso.
Garlasco, il prossimo passaggio potrebbe essere decisivo
Le nuove consulenze della difesa di Andrea Sempio non rappresentano una sentenza, ma aggiungono elementi al confronto giudiziario.
Il nodo della scarpa, l’impronta 33 e le analisi genetiche continueranno a essere al centro dell’attenzione.
La Procura dovrà decidere come procedere.
E mentre l’Italia torna a interrogarsi sul delitto di Garlasco, una cosa è certa: la vicenda giudiziaria non può essere raccontata come una gara tra colpevoli e innocenti decisa sui social.
La verità processuale si costruisce attraverso prove, verifiche e decisioni dei giudici.
Dopo diciannove anni, la domanda che conta resta una sola: riusciranno i nuovi accertamenti a chiarire definitivamente ciò che accadde nella villetta di via Pascoli?
La Voce di Partenope continuerà a seguire gli sviluppi del caso.
