Mafia albanese, l’assalto al mercato della droga in Italia: affari diretti con la Colombia e alleanze con camorra e ’ndrangheta

Non più soltanto corrieri e intermediari. Le organizzazioni criminali albanesi hanno conquistato un ruolo di primo piano nel narcotraffico internazionale, trattando direttamente con fornitori sudamericani e stringendo accordi con le mafie italiane. Dalla Puglia a Napoli, passando per i grandi porti europei, le indagini raccontano una trasformazione degli equilibri criminali.

La nuova geografia del narcotraffico: chi controlla davvero la droga?

C’è una trasformazione che da anni interessa il mercato della droga in Italia e che le più recenti operazioni investigative hanno reso sempre più evidente.

Le organizzazioni criminali albanesi non svolgono più soltanto il ruolo di trasportatori o intermediari al servizio di altri gruppi.

Alcune delle reti più strutturate sono diventate protagoniste dell’importazione internazionale di cocaina, capaci di trattare direttamente con fornitori sudamericani, organizzare spedizioni attraverso i porti europei e distribuire enormi quantitativi di stupefacenti.

È un cambiamento che interessa direttamente anche le mafie italiane.

Camorra, ’ndrangheta e gruppi criminali stranieri non operano necessariamente come organizzazioni rivali: in numerose inchieste emergono rapporti commerciali, accordi e collaborazioni.

Il risultato è un sistema criminale sempre più internazionale, nel quale la capacità di procurarsi droga a prezzi competitivi può contare più della nazionalità dei trafficanti.

Dalla Colombia all’Italia: il salto di qualità delle reti albanesi

Uno degli elementi più importanti emerge dalla Relazione annuale 2025 della Direzione centrale per i servizi antidroga.

Il documento descrive organizzazioni criminali albanesi capaci di mantenere rapporti con i cartelli colombiani per acquistare ingenti partite di cocaina direttamente nei luoghi di produzione.

Si tratta di un passaggio decisivo.

Chi riesce ad acquistare grandi quantità di droga direttamente dai fornitori internazionali può ridurre il numero degli intermediari e aumentare il proprio peso nella catena del narcotraffico.

Le reti criminali possono poi sfruttare collegamenti distribuiti in diversi Paesi europei per organizzare trasporto, stoccaggio e vendita.

La relazione segnala inoltre la presenza di referenti in Spagna, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi e Francia, anche nei circuiti logistici collegati ai grandi porti del Nord Europa.

Non è più soltanto una questione di spaccio nelle piazze italiane: il vero affare si decide molto prima, lungo le rotte internazionali della cocaina.

E il Messico? Cosa emerge dalle fonti investigative

Nel racconto del narcotraffico internazionale compare spesso anche il Messico, uno dei Paesi centrali negli equilibri delle organizzazioni criminali transnazionali.

Le relazioni antimafia italiane indicano Colombia e Messico tra le aree di interesse delle mafie italiane per il traffico di stupefacenti.

È però necessario distinguere un elemento importante.

Le fonti istituzionali consultate documentano chiaramente i rapporti di organizzazioni criminali albanesi con fornitori e cartelli colombiani. Non permettono, invece, di affermare che esista un accordo generale e stabile tra la cosiddetta mafia albanese e i cartelli messicani.

Eventuali collegamenti con gruppi criminali operanti in Messico devono essere verificati attraverso specifiche indagini.

Il dato certo è che il mercato della cocaina è ormai transnazionale e coinvolge reti capaci di muoversi tra più continenti.

L’operazione Los Blancos: la droga gestita dall’origine alla distribuzione

Un caso emblematico è quello della rete criminale conosciuta come Kompania Bello, colpita dall’operazione internazionale Los Blancos.

Secondo Europol, l’organizzazione aveva sviluppato un modello particolarmente sofisticato.

Non si limitava a importare cocaina per conto di altri.

Gestiva diversi passaggi della filiera: dai rapporti con i fornitori sudamericani fino alla distribuzione sul mercato europeo.

L’indagine, coordinata dalle autorità italiane con la cooperazione internazionale, portò complessivamente al sequestro di quasi quattro tonnellate di cocaina e di oltre 5,5 milioni di euro in contanti.

Gli investigatori ricostruirono il ruolo di un dirigente criminale albanese stabilito in Ecuador, che avrebbe negoziato direttamente con fornitori sudamericani.

Un’organizzazione capace di operare attraverso più Paesi, utilizzare comunicazioni criptate e gestire ingenti flussi di denaro.

Un esempio concreto di come alcune reti criminali albanesi abbiano acquisito un ruolo autonomo nel commercio internazionale della droga.

Il 2025 e il 2026: nuove operazioni, tonnellate di cocaina e arresti

Le indagini più recenti confermano che non si tratta di un fenomeno limitato al passato.

Nel novembre 2025, Eurojust ha annunciato un’operazione contro una rete con basi in Albania e Italia, sospettata di aver trafficato oltre 1.300 chilogrammi di cocaina direttamente dal Sud America, attraverso i porti del Nord Europa, fino al territorio italiano.

L’operazione ha portato a 24 arresti.

La droga, secondo gli investigatori, veniva trasportata attraverso rotte commerciali e successivamente movimentata su camion.

In Italia sarebbero stati utilizzati diversi depositi per conservare gli stupefacenti prima della distribuzione.

Nel maggio 2026, un’altra operazione coordinata tra Italia e Albania, con il sostegno di Eurojust, ha portato a 12 arresti nell’ambito di indagini su traffico di droga, riciclaggio e altri gravi reati.

L’agenzia europea ha ricordato che la cooperazione investigativa tra Bari e Tirana, attraverso cinque squadre investigative comuni costituite tra il 2018 e il 2026, ha contribuito a oltre 170 arresti e al sequestro di più di sette tonnellate di stupefacenti.

Numeri che mostrano la dimensione internazionale del fenomeno.

La Puglia come snodo tra Balcani e Sud America

La posizione geografica della Puglia ha reso questa regione un territorio particolarmente importante per alcune rotte criminali.

L’operazione Ura, annunciata dalla Direzione investigativa antimafia nel 2025, ha ricostruito collegamenti tra gruppi operanti a Bari e un’organizzazione criminale radicata a Durazzo, in Albania.

Secondo gli investigatori, le attività riguardavano traffici di eroina e cocaina tra Balcani, Nord Europa, Sud America e Puglia.

Tra gli elementi emersi figura anche il trasferimento di oltre 500mila dollari dall’Albania all’America Latina, indicati come anticipo per l’acquisto di una partita di 500 chilogrammi di cocaina spedita dall’Ecuador.

Le misure cautelari hanno riguardato complessivamente 52 persone.

Le accuse e gli elementi investigativi dovranno naturalmente essere valutati secondo le garanzie previste nei rispettivi procedimenti giudiziari.

Napoli, i rapporti con i gruppi legati al clan Di Lauro

Il fenomeno riguarda anche la Campania.

Il 6 maggio 2026, i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito 14 arresti contro un gruppo di narcotrafficanti ritenuto legato al clan Di Lauro.

Secondo quanto riportato dall’ANSA, l’organizzazione avrebbe avuto contatti con gruppi criminali albanesi dai quali acquistava sostanze stupefacenti.

Il gruppo operava nell’area di Secondigliano e, secondo gli inquirenti, aveva esteso i propri rifornimenti anche ad altre zone della città.

È uno degli esempi più significativi del rapporto tra organizzazioni criminali locali e reti internazionali di approvvigionamento.

Le mafie italiane possono mantenere il controllo di determinati mercati territoriali, mentre i fornitori stranieri garantiscono l’accesso a grandi quantità di droga.

Non significa che la criminalità albanese abbia sostituito la camorra a Napoli.

Significa, piuttosto, che le indagini hanno individuato collaborazioni capaci di rafforzare gli affari illegali di entrambe le parti.

Anche la ’ndrangheta stringe alleanze

Per decenni la ’ndrangheta ha consolidato un ruolo centrale nel traffico internazionale di cocaina.

Ma le inchieste dimostrano che il mercato non è immobile.

Nel luglio 2025, la Direzione centrale per i servizi antidroga ha illustrato i risultati dell’operazione Anemone, relativa a una rete di narcotraffico con base a Roma.

Gli investigatori hanno evidenziato una collaborazione ormai strutturata, nello specifico settore, tra gruppi riconducibili alla ’ndrangheta e organizzazioni criminali albanesi.

Le reti albanesi, grazie ai collegamenti internazionali, sarebbero state in grado di offrire canali alternativi di approvvigionamento e nuove possibilità logistiche.

Non necessariamente una guerra per il controllo della droga, dunque, ma anche alleanze costruite attorno a interessi economici comuni.

Il vero potere non è soltanto nello spaccio: è nel denaro

Dietro le grandi spedizioni di cocaina c’è un altro elemento decisivo: il riciclaggio.

La droga produce enormi quantità di denaro contante che le organizzazioni criminali cercano di trasferire, nascondere e reinvestire.

Le relazioni investigative descrivono sistemi finanziari clandestini, società utilizzate per ripulire i proventi e investimenti in attività economiche apparentemente regolari.

È uno degli aspetti più pericolosi del narcotraffico.

Perché il potere criminale non si manifesta soltanto nelle piazze di spaccio.

Può entrare nell’economia legale, alterare la concorrenza e compromettere la sicurezza dei territori.

Una rete internazionale, non un’intera comunità

Quando si parla di mafia albanese, è importante ricordare che l’espressione viene utilizzata per indicare specifiche organizzazioni criminali, non la popolazione albanese.

Non esiste un’unica struttura che rappresenti tutti i gruppi criminali di origine albanese, né è corretto attribuire le responsabilità di questi sodalizi a un’intera comunità nazionale.

Le indagini riguardano persone, reti e organizzazioni individuate dagli investigatori.

Questa distinzione è fondamentale per raccontare la criminalità organizzata senza alimentare generalizzazioni.

La sfida per l’Italia: colpire le alleanze internazionali

Le operazioni degli ultimi anni raccontano una realtà sempre più complessa.

I grandi traffici di droga non seguono più confini rigidi.

I fornitori possono trovarsi in Sud America, gli organizzatori in Albania o in altri Paesi, i carichi arrivare nei porti del Nord Europa e la distribuzione coinvolgere gruppi criminali italiani.

È una catena che attraversa continenti e sistemi economici.

Per contrastarla non basta intervenire sullo spaccio al dettaglio.

Servono indagini patrimoniali, cooperazione internazionale, controlli sulle rotte commerciali e capacità di individuare chi organizza e finanzia i traffici.

La domanda, oggi, non è soltanto chi vende la droga nelle nostre città, ma chi controlla i collegamenti internazionali che la fanno arrivare.

E le inchieste dimostrano che alcune organizzazioni criminali albanesi sono ormai tra i protagonisti di questo mercato.

Per Napoli, per la Campania e per tutta l’Italia, comprendere questi nuovi equilibri è essenziale per capire come sta cambiando il potere delle mafie.

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