Milano a ferro e fuoco, la furia dei “maranza”: tra i giovanissimi anche italiani di seconda generazione
Piazza Duomo trasformata in uno scenario di scontri, vetrine infrante e barricate. Tra i protagonisti delle violenze anche giovanissimi. Dopo il caos di sabato, nuovi disordini domenica. Meloni convoca una riunione sull’ordine pubblico.
MILANO, 18 OTTOBRE 2026 – Dovevano essere giornate di manifestazione e protesta contro il caro vita. Si sono trasformate, in alcuni momenti, in una sequenza di violenze che ha sconvolto il centro di Milano.
Piazza Duomo, via Torino e le strade dello shopping sono diventate teatro di scontri, danneggiamenti e saccheggi.
Gruppi di persone incappucciate, tra cui numerosi giovanissimi, hanno affrontato le forze dell’ordine, lanciato oggetti e preso di mira attività commerciali.
Le immagini delle vetrine distrutte, delle barricate e dei negozi danneggiati hanno fatto rapidamente il giro del Paese.
E dopo la giornata di sabato 17 ottobre, la tensione è tornata anche domenica 18.
Sabato di violenza: piazza Duomo diventa un campo di battaglia
I primi gravi disordini sono scoppiati durante le manifestazioni promosse nell’ambito della mobilitazione contro il caro vita.
Nel centro di Milano si erano radunati migliaia di partecipanti, tra studenti, giovani lavoratori e cittadini.
Una protesta nata per esprimere disagio sociale e difficoltà economiche.
Ma, secondo le ricostruzioni giornalistiche, alcuni gruppi con il volto coperto hanno cercato lo scontro con la polizia.
Sono stati lanciati sassi, bottiglie, petardi e altri oggetti.
Transenne, cestini e arredi urbani sono stati utilizzati durante i disordini.
Una vettura dei carabinieri è stata danneggiata, mentre diverse attività commerciali hanno subito conseguenze pesanti.
Il centro di Milano, abitualmente affollato da famiglie e turisti, si è ritrovato improvvisamente immerso nel caos.
Domenica nuovi disordini: assaltati negozi e supermercati
La situazione non si è esaurita sabato.
Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre, nuovi gruppi di giovani sono tornati nelle strade del centro, anche dopo appelli circolati sui social network.
Le forze dell’ordine hanno rafforzato i controlli attorno a piazza Duomo.
Ma la tensione si è spostata anche nelle vie vicine.
Secondo le cronache della giornata, in via Torino sono state danneggiate vetrine e prese di mira attività commerciali.
Sono stati segnalati anche saccheggi in alcuni negozi e in un supermercato, oltre a danneggiamenti di tavolini, dehors e arredi esterni dei locali.
Una nuova giornata difficile per commercianti, residenti e persone che si trovavano nel centro cittadino.
Arresti, denunce e feriti: il bilancio delle violenze
Il bilancio nazionale comunicato dalle autorità dopo gli scontri di sabato nelle diverse città interessate dalle proteste parla di:
- 197 persone identificate e accompagnate negli uffici di polizia;
- 28 arresti, tra cui 12 minorenni;
- 43 persone denunciate;
- 141 appartenenti alle forze dell’ordine feriti.
È importante precisare che questi numeri si riferiscono complessivamente agli scontri avvenuti in più città italiane, non soltanto a Milano.
Le indagini proseguono per individuare le responsabilità individuali.
Anche gli episodi verificatisi domenica sono oggetto di accertamenti.
Tra i violenti anche minorenni: una domanda che preoccupa
Uno degli aspetti più inquietanti delle cronache milanesi è la presenza di ragazzi molto giovani tra i gruppi coinvolti nei disordini.
Alcuni indossavano abiti scuri e avevano il volto coperto.
Le immagini e i racconti delle ultime ore sollevano una domanda difficile da ignorare.
Come si arriva, in così giovane età, a considerare la distruzione di negozi e lo scontro con la polizia una forma di protesta?
Le difficoltà economiche, la rabbia sociale e il disagio giovanile meritano ascolto e risposte concrete.
Ma nessuna di queste condizioni può giustificare aggressioni, saccheggi e danneggiamenti.
Ed è fondamentale non confondere chi ha manifestato pacificamente con chi ha scelto la violenza.
La protesta pacifica e chi ha scelto la devastazione
Le manifestazioni contro il caro vita hanno coinvolto persone con motivazioni differenti.
Molti partecipanti volevano semplicemente esprimere le proprie preoccupazioni per il costo della vita, il futuro e le condizioni economiche delle famiglie.
Secondo le ricostruzioni dei giornalisti presenti, diversi manifestanti si sono allontanati quando sono iniziati gli scontri, prendendo le distanze dai comportamenti violenti.
Questo è un punto essenziale.
Manifestare è un diritto. Distruggere negozi, ferire persone e mettere in pericolo i cittadini non lo è.
Attribuire indistintamente a tutti i partecipanti le responsabilità di alcuni gruppi sarebbe scorretto.
Allo stesso tempo, chi ha compiuto atti di violenza dovrà risponderne secondo la legge.
Meloni condanna le violenze, Schlein difende il diritto alla protesta
Gli episodi hanno provocato immediate reazioni politiche.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine, condannando i gruppi violenti che hanno sfruttato le manifestazioni per provocare disordini.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha a sua volta condannato i responsabili delle violenze, chiedendo però di non utilizzare questi episodi per oscurare le ragioni delle proteste pacifiche.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato la prosecuzione delle indagini per individuare i responsabili.
Per lunedì 19 ottobre è stata inoltre convocata una riunione governativa dedicata all’ordine pubblico.
I commercianti pagano il prezzo del caos
Dietro ogni vetrina infranta c’è un’attività economica.
Ci sono dipendenti, famiglie, investimenti e persone che ogni giorno lavorano per mantenere aperto un negozio.
I danni materiali si sommano alle possibili perdite dovute alla chiusura delle attività e alla paura provocata dai disordini.
Per questo, oltre all’identificazione dei responsabili, sarà importante capire quali strumenti potranno essere messi a disposizione delle attività colpite.
La sicurezza di una città riguarda anche la possibilità di lavorare senza temere aggressioni e devastazioni.
Milano sotto shock: adesso servono risposte
Due giorni di scontri nel cuore di una delle città più importanti d’Italia non possono essere liquidati come semplici episodi di tensione.
Le autorità dovranno chiarire la dinamica degli incidenti, individuare i responsabili e verificare l’entità dei danni.
Ma servirà anche una riflessione più ampia sul disagio giovanile, sulla prevenzione della violenza e sulla capacità di garantire contemporaneamente sicurezza e libertà di manifestazione.
Perché una città deve poter ascoltare la protesta senza diventare ostaggio di chi sceglie la devastazione.
Milano prova a tornare alla normalità, mentre restano le immagini di un fine settimana segnato da paura, rabbia e distruzione.
E voi cosa ne pensate? Come si può garantire il diritto di manifestare senza permettere che gruppi violenti mettano a rischio la sicurezza dei cittadini?
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