’O Merdaiuolo, l’antico mestiere dimenticato di Napoli: quando qualcuno raccoglieva lo sterco dei cavalli dalle strade

Prima delle automobili, Napoli era attraversata da carrozze, carretti e cavalli. Tra i mestieri più umili della città c’era anche quello di chi raccoglieva gli escrementi degli animali: un lavoro faticoso che racconta la vita quotidiana di un’epoca lontana.

La Napoli di una volta, tra carrozze e strade affollate

Provate a immaginare Napoli senza automobili, motorini e autobus.

Al posto del rumore dei motori, il battere degli zoccoli sul selciato. Al posto del traffico moderno, carrozze eleganti, carretti carichi di merci e cavalli che attraversavano le strade della città.

Era una Napoli piena di vita, di mercanti, artigiani, venditori ambulanti e lavoratori che cercavano ogni giorno di guadagnarsi da vivere.

Ma c’era un problema che oggi facciamo fatica a immaginare: gli escrementi lasciati quotidianamente dagli animali utilizzati per il trasporto.

Ed è proprio in questo scenario che trova posto una figura ricordata nella tradizione popolare napoletana: ’o merdaiuolo.

Un nome che oggi può far sorridere, ma che rimanda a un lavoro tutt’altro che piacevole.

Chi era ’o merdaiuolo?

Con il termine dialettale ’o merdaiuolo si indica, nei racconti sui vecchi mestieri napoletani, colui che raccoglieva lo sterco degli animali, in particolare quello dei cavalli, dalle strade.

Era un’attività umile, svolta a contatto con la sporcizia e con odori difficili da sopportare.

Per capire perché fosse necessaria, bisogna ricordare che, prima della motorizzazione, gli animali da tiro erano fondamentali per il funzionamento delle città.

Trasportavano persone, alimenti, materiali da costruzione e merci destinate ai mercati.

E dove passavano tanti cavalli, inevitabilmente, si accumulavano anche i loro escrementi.

Rimuoverli contribuiva a mantenere più praticabili e puliti gli spazi pubblici.

Un lavoro che pochi avrebbero voluto fare

Immaginiamo un uomo che percorre le strade con una pala, una scopa e un recipiente per raccogliere ciò che i cavalli lasciavano dietro di sé.

È una ricostruzione verosimile delle attività di raccolta dello sterco nelle città dell’epoca, anche se gli strumenti e le modalità potevano cambiare.

Il lavoro era pesante, soprattutto nelle giornate calde e lungo le vie più frequentate.

Eppure anche queste mansioni, poco considerate e spesso invisibili, avevano un ruolo nella vita urbana.

La storia di Napoli non è fatta soltanto di re, palazzi e personaggi celebri. È fatta anche di uomini e donne che svolgevano i lavori più difficili per sopravvivere.

Lo sterco dei cavalli poteva essere riutilizzato

C’è un particolare interessante che aiuta a comprendere meglio questa attività.

Il letame animale, opportunamente gestito e trattato, era utilizzato in agricoltura come fertilizzante.

Per questo la raccolta degli escrementi poteva avere anche un valore pratico oltre alla pulizia delle strade.

Non tutto ciò che veniva considerato uno scarto era necessariamente privo di utilità.

Bisogna però distinguere questo impiego generale del letame dalle modalità precise con cui veniva raccolto e commercializzato a Napoli: su queste ultime servono documenti storici specifici per ricostruire con certezza l’organizzazione del mestiere.

Una città piena di mestieri oggi scomparsi

La Napoli del passato era popolata da figure che oggi sopravvivono soprattutto nei ricordi, nei racconti familiari e nelle parole del dialetto.

C’erano venditori ambulanti, acquaioli, facchini, artigiani e lavoratori che offrivano servizi indispensabili alla vita quotidiana.

Molte di queste attività sono scomparse con il cambiamento delle abitudini, l’arrivo delle nuove tecnologie e la trasformazione delle strade.

Anche la progressiva sostituzione dei trasporti a cavallo con quelli a motore ridusse la necessità di raccogliere continuamente lo sterco animale dalle vie cittadine.

Con il tempo, un’attività un tempo comprensibile a chiunque viveva in una città attraversata da carrozze è diventata qualcosa di difficile perfino da immaginare.

Un nome curioso che racconta la dignità del lavoro

Oggi la parola merdaiuolo può sembrare buffa o provocatoria.

Ma dietro quel nome c’è un tema molto serio: la dignità del lavoro.

Chi svolgeva mansioni umili contribuiva, nel proprio piccolo, al funzionamento della città.

È facile ricordare le figure illustri del passato. Molto più difficile è conservare la memoria di chi lavorava nelle strade, lontano dai palazzi e dai libri di storia.

Eppure senza quelle persone la vita quotidiana sarebbe stata ancora più complicata.

Non esistono soltanto i grandi protagonisti della storia: esistono anche i lavoratori dimenticati che hanno fatto funzionare Napoli giorno dopo giorno.

Napoli e la memoria dei suoi antichi mestieri

Raccontare figure come ’o merdaiuolo significa guardare alla città da una prospettiva diversa.

Significa ricordare una Napoli fatta di vicoli, carrozze, mercati, fatica e ingegno.

Una città che cambiava continuamente, ma che viveva soprattutto grazie al lavoro delle persone comuni.

Ed è proprio questa la parte della nostra storia che merita di essere custodita e tramandata.

Perché le tradizioni non sono soltanto feste, ricette e canzoni: sono anche parole, mestieri e abitudini che raccontano come vivevano i nostri antenati.

E voi, avevate mai sentito parlare di ’o merdaiuolo?

Conoscete altri antichi mestieri napoletani ormai scomparsi? Raccontateceli: potrebbero diventare i protagonisti dei prossimi approfondimenti culturali de La Voce di Partenope.

Nota storica: la denominazione «’o merdaiuolo» è qui presentata come voce della tradizione popolare. Non disponiamo di una fonte d’archivio che ne certifichi l’uso in una determinata epoca o ne documenti l’esistenza come professione formalmente riconosciuta a Napoli.