Quando il Vomero era la collina dei friarielli: la storia dimenticata del quartiere più elegante di Napoli

Prima dei palazzi, delle boutique e delle strade dello shopping, il Vomero era un’immensa distesa di campi coltivati. Qui crescevano i celebri friarielli napoletani, tanto che la collina era conosciuta come «’o colle d’e friarielle». Una storia che molti napoletani oggi non conoscono.

Il Vomero che non ti aspetti: al posto dei palazzi c’erano i campi

NAPOLI – Oggi basta pronunciare la parola Vomero per pensare immediatamente a via Scarlatti, via Luca Giordano, piazza Vanvitelli, alle boutique, ai locali e ai grandi palazzi residenziali.

Eppure, tornando indietro di poco più di un secolo, il panorama sarebbe stato completamente diverso.

Al posto delle strade affollate e dei negozi, avremmo trovato orti, masserie, vigneti, alberi da frutto e distese di verdure.

Tra le coltivazioni più caratteristiche c’erano proprio i friarielli, uno dei prodotti simbolo della cucina napoletana.

Non è una semplice leggenda: la stessa Soprintendenza di Napoli ricorda che questi ortaggi venivano coltivati in passato sulla collina del Vomero, conosciuta popolarmente come «’o colle d’e friarielle».

Via Scarlatti e via Luca Giordano? Un tempo erano terreni agricoli

Immaginate di passeggiare lungo l’attuale via Scarlatti, senza incontrare vetrine, bar o negozi.

Oppure di attraversare via Luca Giordano e vedere, al posto del traffico, contadini intenti a lavorare la terra.

È proprio questa l’immagine del Vomero antico.

Le aree che oggi costituiscono il cuore commerciale del quartiere erano un tempo caratterizzate da terreni coltivati, in particolare a broccoli e altre verdure.

Anche nella zona dell’attuale via Cilea erano presenti coltivazioni di broccoli, mentre lungo i pendii della collina si estendevano orti e terrazzamenti.

Il Vomero era una delle grandi aree agricole che contribuivano all’approvvigionamento alimentare della città.

Perché si chiama proprio Vomero?

Anche il nome del quartiere conserva un legame con il suo passato contadino.

Secondo una delle interpretazioni più diffuse, la parola Vomero deriverebbe dal vomere, la parte dell’aratro utilizzata per incidere il terreno.

Un’altra tradizione collega il nome a un antico gioco dei contadini, che si sfidavano a tracciare con l’aratro il solco più diritto possibile.

Sono spiegazioni tramandate dalla storia locale, che testimoniano quanto l’agricoltura fosse centrale nell’identità della collina.

Il Vomero era un luogo di campagna e villeggiatura

Per secoli la collina vomerese fu molto diversa dal quartiere che conosciamo oggi.

Esistevano piccoli nuclei abitati, come Antignano, circondati da terreni agricoli, case rurali e masserie.

Lontano dalla confusione del centro cittadino, il Vomero era apprezzato anche dalle famiglie benestanti napoletane, che vi trascorrevano periodi di villeggiatura.

L’aria più fresca, la vegetazione e i panorami sul Golfo rendevano la zona particolarmente ricercata.

Nel tempo, accanto alle attività agricole, sorsero ville e residenze signorili.

Tra le testimonianze più importanti di questa trasformazione c’è la Villa Floridiana, divenuta residenza reale nell’Ottocento.

Il 1885: l’anno che cambiò per sempre la collina

La grande trasformazione urbanistica arrivò alla fine dell’Ottocento.

Nel 1885, nell’ambito dei progetti di ampliamento della città, venne approvato il piano per la costruzione del nuovo quartiere residenziale del Vomero.

Fu l’inizio di un cambiamento destinato a modificare radicalmente il paesaggio.

I terreni agricoli lasciarono progressivamente spazio a strade, piazze, edifici e nuove infrastrutture.

Nel corso del Novecento, con l’espansione edilizia e il miglioramento dei collegamenti con il centro di Napoli, il Vomero assunse sempre più l’aspetto del quartiere moderno che conosciamo.

La collina dei contadini diventò uno dei principali centri residenziali e commerciali della città.

Dai campi del Vomero alle tavole dei napoletani

I friarielli non sono soltanto una verdura: rappresentano un pezzo della storia gastronomica partenopea.

Saltati in padella con aglio, olio e peperoncino, accompagnati dalla salsiccia oppure utilizzati per farcire pizze e panini, sono diventati uno dei sapori più riconoscibili di Napoli.

Oggi le coltivazioni si concentrano prevalentemente in altre aree della Campania, ma il legame storico con il Vomero resta.

Un legame che sopravvive nei racconti, nei documenti e nella memoria popolare.

Quando i vomeresi erano chiamati «’e vruoccole»

C’è anche una curiosità linguistica.

Proprio per l’antica abbondanza di broccoli e verdure coltivate sulla collina, nella tradizione popolare il Vomero era conosciuto come la collina dei broccoli.

Il riferimento ai vruoccole è rimasto legato per molto tempo all’identità del quartiere e dei suoi abitanti.

Un soprannome che oggi può far sorridere, ma che racconta un passato fatto di fatica, terra e lavoro contadino.

Una Napoli scomparsa che merita di essere ricordata

Oggi è difficile immaginare campi di friarielli dove sorgono negozi e palazzi.

Eppure, sotto l’asfalto del Vomero moderno, esiste la memoria di una Napoli rurale, fatta di contadini, masserie, sentieri e coltivazioni.

È la storia di una città che, prima di espandersi sulle colline, viveva anche dei prodotti della propria terra.

La prossima volta che passeggiate per via Scarlatti o via Luca Giordano, provate a immaginare quello stesso luogo oltre un secolo fa.

Niente boutique, niente traffico, niente grandi palazzi.

Soltanto il verde dei campi, i contadini al lavoro e il profumo della terra.

Perché prima di diventare uno dei quartieri più eleganti di Napoli, il Vomero era la collina dei friarielli.

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