Ortensia porta a Portici la sfida di un teatro che non vuole arrendersi
Il 28 e 29 novembre In Buona Compagnia sarà al Cinema Teatro Roma con una commedia complessa e innovativa, capace di far ridere e, nello stesso tempo, di interrogare il pubblico
Il gruppo teatrale **In Buona Compagnia** si prepara ad affrontare una delle prove più impegnative del proprio percorso artistico. Il **28 novembre alle ore 20.30** e il **29 novembre alle ore 20.00**, sul palcoscenico del **Cinema Teatro Roma di Portici**, andrà in scena **“Ortensia – Tragica storia di una madre”**, accompagnata da un sottotitolo che anticipa lo spirito dello spettacolo: **“Una tragedia annunciata… ma tutta da ridere!”**
La rappresentazione nasce come una commedia in due atti, ma sarebbe riduttivo considerarla soltanto uno spettacolo comico. Il testo conduce lo spettatore nel mondo di una piccola compagnia teatrale popolare, composta da persone differenti per carattere, esperienza e capacità. Ciascuna porta in scena le proprie fragilità, le proprie ambizioni e quel bisogno, comune a tutti, di essere riconosciuta e accolta.
Al centro del racconto vi è una figura materna e una vicenda nella quale il confine tra tragedia e farsa diventa progressivamente più sottile. La risata non cancella il dolore e non serve a nasconderlo. Lo rende più vicino, comprensibile e, forse, persino affrontabile. Dietro una battuta può esserci una sofferenza; dietro l’apparente leggerezza di un personaggio può nascondersi una richiesta di aiuto rimasta troppo a lungo senza risposta.
È proprio in questo equilibrio tra comicità popolare e significato umano che “Ortensia” trova la propria identità.
Lo spettacolo è stato costruito attraverso una struttura teatrale particolarmente complessa, con soluzioni sceniche, incastri narrativi e momenti corali che richiederanno agli interpreti precisione, affiatamento e una presenza continua sul palcoscenico. Alcune delle novità pensate per la rappresentazione sono state tentate soltanto raramente nell’ambito del teatro amatoriale. Il gruppo ha scelto di non svelarle in anticipo: dovrà essere il pubblico a scoprirle, seguendo una storia nella quale ciò che accade sulla scena potrebbe non essere sempre esattamente ciò che sembra.
Questa scelta rappresenta anche una risposta concreta a un pregiudizio ancora diffuso: definire una compagnia “amatoriale” non significa descrivere un teatro improvvisato o privo di qualità. Significa, molto spesso, parlare di persone che lavorano, studiano e affrontano gli impegni della vita quotidiana, ma decidono ugualmente di dedicare gratuitamente mesi di prove alla costruzione di uno spettacolo.
Dietro ogni rappresentazione vi sono sacrifici che il pubblico difficilmente può vedere: la ricerca degli spazi, i costi del teatro, le scenografie, i costumi, gli impianti audio e luci, gli adempimenti amministrativi e le innumerevoli ore trascorse a provare una scena fino a quando ogni parola trova il proprio tempo.
Eppure, le compagnie amatoriali vengono troppo spesso lasciate sole.
L’attenzione delle istituzioni e dei circuiti culturali tende a concentrarsi sulle compagnie stabili, sulle grandi produzioni e sugli artisti già affermati. Si dimentica così che il teatro di base costituisce spesso il primo e più accessibile presidio culturale di una comunità. È il luogo nel quale una persona timida può trovare la propria voce, un giovane può scoprire una capacità che non sapeva di possedere e chi attraversa un momento di solitudine può tornare a sentirsi parte di un gruppo.
Lasciare spegnere queste esperienze significherebbe perdere molto più di qualche spettacolo. Vorrebbe dire rinunciare a spazi reali di incontro in un tempo nel quale siamo costantemente collegati, ma sempre più spesso incapaci di guardarci negli occhi.
Nessuna tecnologia e nessuna intelligenza artificiale potranno replicare completamente la magia di un attore che respira davanti al pubblico, l’emozione di una battuta pronunciata dal vivo o quel silenzio improvviso che unisce, per pochi secondi, il palcoscenico e la platea.
“In Buona Compagnia” ha deciso di continuare a crederci e di misurarsi con un lavoro ambizioso, senza nascondere i propri limiti ma neppure rinunciando alla possibilità di superarli. Il risultato di questa sfida potrà essere giudicato soltanto in teatro, nei due appuntamenti di novembre.
Perché uno spettacolo può essere scritto, provato e preparato con tutta la passione possibile, ma trova davvero vita soltanto quando qualcuno sceglie di sedersi in platea. Senza il pubblico, anche il teatro più bello rimane una stanza vuota.
Il **28 e 29 novembre**, al Cinema Teatro Roma di Portici, quella stanza attende di riempirsi. E “Ortensia” attende di svelare il proprio segreto.
